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"Racconto i campioni. Ma più che vincere conta lasciare un segno nei cuori"

L'attore Luca Argentero è al Nazionale per due serate con "È questa la vita che sognavo da bambino?"

"Racconto i campioni. Ma più che vincere conta lasciare un segno nei cuori"
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Lo stile è quello vagamente sabaudo (lui è di Torino): modi misurati, barocchismi verbali tenuti invece alla larga. Il sorriso spacca video e l'avvenenza sono una storia ormai antica: una forza, e chi dice no, che però non esaurisce il fenomeno Luca Argentero, attore di lunga gavetta abile tra commedie romantiche, drammi, personaggi piacenti ma anche ostici, talvolta pure insopportabilmente beffardi, come l'ultimo da serie tv Sky, quell'Avvocato Ligas che si muove, guarda caso, proprio a Milano, tra casi penali più o meno impossibili. E proprio a Milano Luca Argentero torna - al Teatro Nazionale oggi e domani - con la sua ulteriore vita da attore da palcoscenico: È questa la vita che sognavo da bambino? è un racconto affascinante (scritto con Edoardo Leo e Gianni Corsi, per la regia dello stesso Leo), incentrato su tre grandi personaggi sportivi: Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba.

In poche parole, ce li spiega?

"Sono tre giganti che hanno fatto sognare, tifare e commuovere gli italiani. Malabrocca è l'inventore della maglia nera, un ciclista che arrivò ultimo nel primo Giro d'Italia dopo la guerra, generando un'ondata di simpatia in quella Italia ancora ferita: i tifosi gli regalavano salami e formaggi per solidarietà. Lui di quell'ultimo posto fece un'arte, trovando poi dei rivali che, sapendo di non poter vincere, si impegnavano a perdere come lui. Quell'Italia amò Coppi e Bartali, certo, ma anche Malabrocca".

Gli altri due sono più celebri, perché ha scelto loro?

"Preciso che la mia scelta è avvenuta insieme all'amico, collega e regista Edoardo Leo, con cui questo spettacolo è nato qualche anno fa. Bonatti è lo scalatore che sfidò tutte le altezze ma non riuscì ad arrivare in cima al K2. L'altro è il mito dello sci Tomba, uno che unì l'Italia".

Quest'ultimo l'ha conosciuto?

"Sì, è venuto anche a vedere lo spettacolo, che aveva anche letto prima che andasse in scena. Uomo eccezionale, Tomba la Bomba. La sua lezione? Non è importante vincere, mi ha detto, quanto lasciare una traccia: e la lasci solo nel cuore delle persone. Devi far vedere chi sei e che ti stai divertendo".

E lei si diverte da attore?

"È la mia vita. L'ultimo ruolo, quello dell'Avvocato Ligas, mi ha dato una carica di energia utile per il futuro. Una boccata d'aria fresca. Con un personaggio così ho cambiato totalmente registro".

A breve la vedremo nella seconda puntata della nuova edizione di GialappaShow: si è divertito?

"Molto, anche se non posso dire cosa ho fatto. Con i Gialappi sei sereno perché a casa loro non esiste la serietà".

Set cinematografico, set televisivo e palcoscenico: tre modi diversi di approccio?

"Naturalmente. In teatro non ci sono i primi piani ma c'è il pubblico, il vero effetto speciale. In questo spettacolo, partendo da quei tre grandi sportivi, giungo a raccontare anche di me stesso, delle mie passioni e del mio modo di vedere la vita. Da sempre lo sport è il paradigma con cui si racconta la vita, uno specchio nel quale guardare a se stessi".

All'orizzonte quali progetti ha?

"La cosa più prossima è la quarta stagione di Doc - Nelle tue mani la serie Rai che andrà in onda nel prossimo autunno".

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