La Rai spegne lo show della moglie di Bocchino

Nei nuovi palinsesti della tv pubblica cancellati il programma di Baudo prodotto da Gabriella Buontempo e quello del finiano Barbareschi. Progetti troppo costosi. Incerta la sorte tv della "suocera" di Fini

La Rai spegne lo show 
della moglie di Bocchino

Roma - Niente programma di Baudo prodotto dalla moglie di Italo Bocchino. Niente spazio all’interno di Domenica In realizzato dalla casa di produzione fondata da Luca Barbareschi. Ancora non deciso se sarà rinnovato il contratto per la parte di Festa italiana appaltata alla società intestata alla suocera del presidente della Camera Gianfranco Fini. Nella prossima stagione tv di Raiuno trovano poco spazio o non ne hanno affatto le trasmissioni riconducibili ad amici o parenti della terza carica dello Stato. Mentre sembra che Michele Santoro stia seriamente pensando di realizzare delle docufiction, sullo stile del premiato reportage La mafia è bianca, realizzato da due dei suoi giornalisti. I documentari probabilmente andrebbero al posto di Annozero, il talk tanto inviso al premier.

Ma andiamo con ordine: i palinsesti sono in via di definizione e, nelle ultime riunioni tenutesi ai piani alti di viale Mazzini, si è deciso di cassare quegli show che, oltre a non essere in linea con il duro piano di risparmi che sta approntando l’azienda pubblica, avevano anche suscitato imbarazzi politici. Come questo giornale aveva riportato era stato deciso, infatti, di affidare a Gabriella Buontempo, moglie di Bocchino, la realizzazione di parte dello show che avrebbe dovuto condurre Pippo Baudo in autunno in prima serata: un programma che raccontava grandi storie passate anche attraverso le fiction. Sarebbe stato il secondo lavoro affidato alla Goodtime della consorte di Bocchino, oltre alla serie La narcotici, attualmente in produzione, che andrà in onda su Raidue sempre in autunno (budget intorno ai sei milioni di euro). Invece, il direttore generale Mauro Masi e il direttore di Raiuno Mauro Mazza, alla fine hanno convenuto di bloccare il progetto. Troppo costoso in un momento in cui si sta varando un piano industriale che prevede lacrime e sangue, per di più a rischio di insuccesso visto la formula sperimentale adottata, e inoltre già bollato come un «aiutino» dato alla casa di produzione legata agli ex An. Insomma, per la Goodtime è una perdita secca tra i 500 e i 600 mila euro (100-150 mila euro a puntata).

Stesso discorso vale per Barbareschi: alla casa di produzione da lui fondata, la Casanova, non sarà assegnata la realizzazione di un talent show all’interno di Domenica In come era stato pensato. Anche qui, motivi di inopportunità politica e di problemi di costo: sarebbero stati centomila euro a puntata che per trenta domeniche fa ben tre milioni di euro. Domenica In sarà realizzata tutta internamente in Rai, senza esborsi per produzioni esterne.

Comunque la società che si vede fare il taglio più consistente è quella di Bibi Ballandi, lo storico produttore dei sabati sera di Raiuno: il progetto di riproporre in versione moderna Canzonissima (come già riportato nei giorni scorsi) è naufragato: qui i costi sarebbero stati veramente altissimi e, inoltre, si rischiava di andare incontro a un flop sia perché non si trovavano big della canzone italiana disposti a sottoporsi alla gare sia perché bisognava confrontarsi con C’è posta per te, show di Canale 5 presentato da Maria De Filippi campione di ascolti. Insomma, nel giro di pochi giorni Mauro Mazza, si è ritrovato senza una fetta importante della programmazione da lui ideata e il palinsesto di Raiuno si sgonfiato come un soufflè. E così si è dovuti andare a Canossa e rimettere in vita programmi di sicuro share, super sperimentati negli ultimi anni, come I migliori anni presentato da Carlo Conti e prodotto da Endemol che, ricordiamo per non essere tacciati di dimenticarci degli interessi berlusconiani, di proprietà per il 33 per cento di Mediaset, a sua volta di proprietà del premier. Società cui sarà probabilmente affidata anche la realizzazione del giochino I soliti ignoti in versione breve per lo spazio dopo il Tg1 al posto di Affari tuoi e in versione lunga (per tutta la serata) per coprire i buchi rimasti in palinsesto. Tutta questa operazione, sempre per riportare tutte le voci, è stata stigmatizzata da Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, da sempre difensore di uomini e programmi di sinistra in Rai, «come vera e propria lista di proscrizione che, a questo punto, non comprende più i soliti noti (come Santoro e Dandini, ndr) ma chiunque, anche nella destra, manifesti un qualsiasi pensiero critico nei confronti del premier proprietario unico del polo Raiset». Ovviamente i dirigenti Rai non la pensano così.

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