Raikkonen, lui vince la tv censura

RomaNel segno di Diego. Come il De La Vega, alias Zorro, che con la sua spada colpiva e lasciava il suo marchio inconfondibile. La Juve è sempre più Brasil, se si pensa anche al Felipe Melo cucitore e ricamatore della manovra. Il loro inserimento nel nuovo gruppo è stato più rapido del previsto. Merito, dice l’ex Werder Brema, dell’ambiente, dei tifosi e di Ciro Ferrara. Bianconeri a punteggio pieno dopo due turni, già a +2 sull’Inter nell’ancora ipotetico testa a testa scudetto e ancora una volta corsari sul campo della Roma dove da cinque anni festeggiano un risultato positivo.
Già, la Roma, sempre più ammantata di malinconia. Un inizio così negativo (zero punti in 180’) non si verificava dalla stagione ’50/51 quando i giallorossi finirono in B. Infausto presagio per una squadra che sembra alla deriva. Altri tre gol sul groppone, Spalletti che dà fiducia al terzo portiere Julio Sergio (mai utilizzato in quattro anni) mandando forse un segnale preciso alla società immobile sul mercato (e alla fine ci sarà un incontro con la Sensi, per un miracolo c’è ancora tempo fino a oggi alle 19), Totti evanescente, sfortunato e ipnotizzato da Buffon che pure aveva trafitto otto volte in carriera.
Un po’ di nervosismo nei primi 45’, Juve più squadra di una Roma che va a folate. Diego fa uno-due sfruttando gli errori difensivi, De Rossi si concede una giocata d’autore, Felipe Melo chiude – tardivamente – il conto con una «passeggiata» verso Julio Sergio. Sentenza giusta, Ferrara può sorridere, Spalletti un po’ meno. Mala tempora currunt per i giallorossi.

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