Motta San Damiano, frazione di Valle Salimbene, Pavia profonda. Venerdì, ore 22 in punto, tre ombre armate di ascia, cacciavite e coltelli scelgono la villetta sbagliata. Pensavano di trovare il buio, silenzio. Invece c'era lui, un 62enne solo in casa, forse davanti alla tv o già a letto. Entrano e lo sorprendono. Prima l'incappucciamento: un sacchetto o un passamontagna improvvisato per non farsi riconoscere. Poi le botte. Pesanti, rabbiose. L'uomo finisce a terra, picchiato con ferocia perché la cassaforte vuota non dà soddisfazione. Niente gioielli, niente banconote gonfie. Solo pochi spiccioli arraffati in fretta mentre il padrone di casa incassa colpi. Si accaniscono, lo chiudono in bagno (come racconterà dopo), lo lasciano pesto e terrorizzato. Poi via, spariti nel buio della campagna pavese con un bottino ridicolo. L'uomo, sanguinante ma lucido, striscia fino al vicino. Chiama aiuto. Arrivano 118 e carabinieri: ferite serie ma non da ospedale, nessuna frattura, medicazioni sul posto, prognosi di qualche giorno. Tre banditi, probabilmente dell'Est Europa dicono i primi sospetti, entrano in una casa isolata convinti di fare bingo. Trovano un uomo vivo, una cassaforte traditrice e un coraggio che non si aspettavano. Scappano con le tasche quasi vuote , ma lasciano delle tracce: forse un'impronta, un capello, un'imprecazione in lingua straniera.
Le indagini partono subito: telecamere delle strade provinciali, testimonianze dei vicini che hanno sentito
rumori strani, analisi delle armi improprie. L'ascia non è un attrezzo da giardinaggio, è un messaggio di violenza pura. Il cacciavite e i coltelli completano il quadro: non volevano solo rubare, volevano terrorizzare.PaFu