Le reazioni Il verdetto spacca i finiani: solidarietà di Bocchino, critico Granata

Se c’è uno che deve andare in galera quello è proprio lui

Sulla sentenza che ha visto ridurre la condanna per Marcello Dell’Utri da nove a sette anni, confermando il concorso esterno in associazione mafiosa ma tagliando fuori le accuse del pentito Gaspare Spatuzza e gli scenari post ’92, non si dividono solo le repliche di maggioranza e opposizione, ma si spacca anche il fronte dei «finiani». Le reazioni al verdetto palermitano di due autorevoli esponenti della corrente del Pdl che fa capo al presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono infatti quasi opposte. Il vicecapogruppo del partito a Montecitorio, Italo Bocchino, si allinea ai commenti di buona parte della maggioranza. Sottolineando come la sentenza «smonta il teorema tutto politico di un collegamento tra le stragi mafiose e la nascita di Forza Italia», e come faccia «chiarezza positivamente su un passaggio fondamentale della storia politica italiana». Ma dopo aver rimarcato con soddisfazione la «caduta» del «teorema politico», Bocchino va oltre, unendosi ai colleghi di schieramento nell’esprimere «la nostra solidarietà» a Marcello Dell’Utri «per questo ulteriore e difficile passaggio giudiziario». Una posizione che non sembra ricalcare quella manifestata da un altro finiano doc, Fabio Granata. Che pur ribadendo che «la presunzione d’innocenza è valida fino alla Cassazione», prende le distanze dal grosso della maggioranza e dal suo compagno di corrente: «Non mi piace - spiega Granata - questo sport nazionale di commento di solidarietà o festeggiamento per un uomo politico importante che è stato condannato». Riservando una critica diretta anche per il senatore del Pdl, relativamente alle esternazioni su Mangano: «L’unica valutazione politica che va fatta - insiste Granata - è che Vittorio Mangano non è stato un eroe, ma un mafioso condannato».

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