Riforma della Sanità Usa Obama perde il primo round: bocciata l’opzione pubblica

A nulla sono servite - almeno per ora - le contestate apparizioni in contemporanea sui principali network televisivi per difendere la riforma. Il modello sanità proposto da Barack Obama ha subito ieri una prima battuta d'arresto. La commissione Finanze del Senato ha bocciato con 15 voti contro 8 «l'opzione pubblica», che prevedeva la nascita di un ente che facesse concorrenza effettiva alle grandi assicurazioni private e le affiancasse.
Obama perde questa prima battaglia anche a causa del voto contrario dei democratici moderati: il segno che la strada sarà lunga e difficile per la riforma che Obama vuole entri nella storia come la «sua».
Vince invece il primo round il senatore del Montana, Max Baucus, democratico anche lui, che presiede la commissione e che proprio la scorsa settimana ha presentato una proposta di compromesso senza «public option». Il testo della cosiddetta «proposta Baucus» introduce una «rete di cooperative» no profit gestite direttamente dai pazienti, che avrà ugualmente lo scopo di costringere i privati ad abbassare i prezzi, evitando però a Obama le accuse di «socialismo», cioè di un ingresso diretto dello Stato nel settore. «Il mio compito è di mettere insieme una proposta di legge che ottenga 60 voti » ha detto il senatore riferendosi alla maggioranza necessaria per permettere al testo di riforma di proseguire il cammino verso l’approvazione. E il voto di oggi riaccende le speranze di Baucus di ottenere almeno un voto repubblicano al suo testo.
Intanto anche la questione aborto sembra essersi riaccesa. E pure in questo caso i democratici sono spaccati. I «blue dogs» - i moderati del partito - promettono battaglia nelle prossime ore se non verrà completamente rimossa la clausola che consente di coprire le spese per l'interruzione di gravidanza. Il presidente aveva ribadito che i finanziamenti non avrebbero coperto l'aborto, ma la battaglia si gioca su sottilissimi distinguo. Il testo all'esame del Parlamento prevede infatti che i soldi pubblici non possano essere usati per lo stop alle gravidanze, ma prevede anche che i piani assicurativi che ricevono finanziamenti statali possano pagare le spese delle interruzioni di gravidanze dimostrando che per gli aborti vengono spesi solo i soldi ricevuti dai privati.