Rilanciare il settore significa più ecologia e sicurezza

È ormai chiaro che il mercato italiano dei veicoli commerciali - i cui guadagni sul consuntivo dei primi 5 mesi del 2009 sono da ascrivere a ordini raccolti lo scorso anno per automezzi che fruivano degli incentivi, e immatricolati entro marzo di quest'anno - chiuderà su valori non molto diversi da quelli del 2009: circa 180mila unità.
Negli ultimi due mesi, infatti, le vendite sono state di solo il 2,5% circa superiori a quelle già molto basse del 2009, e il trend si sta stabilizzando su quei valori. Rispetto al consuntivo dei 5 mesi del 2008 il divario è del 19%. L’Europa (Ue 27+Efta) mostra andamenti simili: in aprile e nel primo quadrimestre, i valori sono rispettivamente del 14,3 e del 6,8% superiori allo scorso anno, ma in gran parte dovuti alle code dei piani d’incentivazione che in alcuni Paesi continuano a produrre effetti, ma che probabilmente spariranno nel prossimo semestre. I risultati sono comunque inferiori a quelli, del 2008, del 33%. Rimangono quindi segnali di inversione di tendenza, ma solo i risultati dei prossimi mesi potranno confermare se strutturali o solo contingenti. Probabilmente il consuntivo dell’anno si collocherà sul livello del 2009, o solo di poco superiore. Rimane molto grave invece la situazione degli autocarri (maggiori di 3,5 t), in Italia ed Europa: dopo il crollo del 2009 (-44,6% in Italia e -43,8% in Europa), ulteriori perdite si sono registrate nel primo quadrimestre del 2010. In Italia i dati del primo quadrimestre, mostrano una diminuzione del 25,3% sul già basso valore dell’analogo periodo 2009, flessione segnalata anche dai dati degli autocarri pesanti (sopra 16 t), le cui vendite sono scese di un altro 27,7%. Rispetto a due anni fa la diminuzione è del 52,5%, e del 57% rispettivamente. Le previsioni per l’anno in corso sono per un’ulteriore flessione (tra 5 e 10%) sui già bassi volumi del 2009. In Europa il primo quadrimestre ha consuntivato una perdita del 22,2% per i veicoli sopra 3,5 t., e del 26,1% per gli autocarri pesanti (oltre 16 t) sui già bassi volumi dello scorso anno. Anche in questo caso sarà problematico ribadire i già bassi consuntivi del 2009. Un discorso analogo va fatto per le immatricolazioni in Italia di rimorchi e semirimorchi, che seguono le tendenze del mercato degli autocarri. La perdita nel primo quadrimestre del 2010, -22,1% sui già bassi volumi del 2009, mostra che anche in questo settore si è ancora lontani da un’effettiva ripresa, anche se gli incentivi approvati in aprile fanno sperare in un’accelerazione. Conclusioni: il quadro complessivo è piuttosto fosco, ma con una politica fiscale attenta anche all’ambiente e alla sicurezza potrebbe schiarirsi, e di molto. Come?: con un rinnovo accelerato del parco dei veicoli commerciali e industriali, che è andato progressivamente invecchiando, si garantirebbe una circolazione sulle nostre strade più sicura, oltre a ridare slancio al mercato e migliorare l’ambiente, molto più di qualche domenica a piedi.
Con immediate e significative azioni di incentivazione, e quindi con il supporto indispensabile delle autorità di governo, si potrebbe arrivare a un suo ringiovanimento accelerato, garantendo un potenziale di vendita in Italia di 600mila veicoli industriali e commerciali nuovi, con il taglio dal 57% al 42% (media europea) di quelli con più di 10 anni, e un potenziale di vendita di quasi 350mila mezzi oltre 3,5 t, con l’azzeramento di quelli «over 20 anni» (oltre un terzo degli autocarri in circolazione). È un piano da attuare in più anni, certo, ma tale da ridare fiato e prospettive a tutto il settore.
*Centro Studi Subalpino

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