Riscossione dei tributi, sequestrati nove milioni

Riscossione tributi, società «satellite» e peculato. A 9 anni dall’affidamento del servizio per il versamento dell’Ici e della Tarsu del Comune di Pomezia la magistratura torna a sequestrare migliaia di documenti nelle mani della Aser srl. Secondo gli inquirenti la società mista, pubblico-privato, avrebbe sottratto alle casse comunali ben 140 milioni di euro. «Siamo riusciti a recuperare, per ora, nove milioni di euro - spiega il capitano Augusto dell’Aquila, comandante delle Fiamme Gialle - distribuiti in 4 immobili e 7 conti correnti intestati a società facenti capo alla Aser. Per il resto del denaro stiamo facendo tutti gli accertamenti possibili».
Un’inchiesta lunga quella coordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Velletri Giuseppe Travaglini, che viene avviata all’ennesimo contenzioso fra l’Aser di via Alcide De Gasperi e la stessa amministrazione comunale.
Secondo quest’ultima non tutti i soldi dei contribuenti verrebbero restituiti a piazza Indipendenza, ovvero all’erario. Ovviamente sottratto il 30 per cento dell’aggio concordato, il compenso per il servizio reso all’amministrazione locale. La Aser, dal canto suo, non consegna la banca dati in suo possesso. Il braccio di ferro per rescindere l’affidamento dura mesi, fino a quando una sentenza del Tar, in sostanza, dà ragione al municipio. L’Aser ricorre alla Corte d’Appello. I 13 lavoratori, nel frattempo, temendo per il proprio futuro, iniziano uno sciopero «bianco». È a questo punto che l’inchiesta porta alla luce «un sofisticato sistema truffaldino - spiegano alla compagnia della Guardia di Finanza - mediante il quale una parte ingente delle somme riscosse viene dirottata altrove e accreditata sui conti correnti della società partecipante - in qualità di socio privato - al capitale dell’azienda di riscossione tributi». Quindici i dirigenti delle varie spa denunciati per peculato e sequestrati beni al fine della confisca.
Vecchia storia quella relativa all’Aser di Aprilia, subentrata nel marzo del 2000 al Monte dei Paschi di Siena per la riscossione delle imposte, mandataria del servizio alla Publiconsult di Pomezia, infine (dopo ribaltoni e rimpasti societari) trasformata in Aser di Pomezia. Il provvedimento lampo, una delibera ad hoc in suo favore, scopriranno i carabinieri di Frascati nel 2001, è illecito. Faccenda che provoca il crollo della prima giunta dell’allora sindaco Maurizio Aureli. A prima vista il casus belli sarebbe l’aggio elevato (il 30 per cento una volta superata quota 32 miliardi di lire), in realtà è la distribuzione non uniforme di tangenti pagate ai politici locali. Un affare da centinaia di milioni. Nonostante le manette per quasi l’intero consiglio comunale e un maxi-processo con oltre 28 imputati, la Aser continua ad assolvere il suo mandato. E di rescindere il contratto non ne vuol sapere. L’amministrazione De Fusco chiede la restituzione del denaro anche sotto forma di opere pubbliche. Nel marzo scorso il collegio arbitrale della Aser respinge al mittente la richiesta di rimettere l’incarico per inadempimento sostenendo «insussistenti o comunque infondati gli argomenti addotti». Adesso il congelamento dei beni.
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