In questi giorni si è tornati a parlare di pirateria soprattutto a proposito di chi segue sport. Diritti frammentati, piattaforme diverse, abbonamenti che si sommano, DAZN, Discovery+, Now, Amazon, pacchetti dentro altri pacchetti, un casino. Una questione che, lo ammetto, mi ha sempre interessato poco, non seguo campionati in modo sistematico, pensavo fosse un problema che riguardasse altri. Non che non sia solidale con gli altri, è solo con gli amanti dello sport che ho poca empatia, ognuno ha i suoi difetti.
Ieri piuttosto avevo deciso finalmente di guardarmi Il Trono di Spade, anche perché tutti mi dicono sempre "Ma come, non l'hai visto", e io rispondo "Non amo i fantasy", e però dai e dai, mi sono deciso, sì, ma dai. Il Trono di Spade era su Now, mi pareva, quindi mi ero detto: ce l'ho. Vado su Now e questo cavolo di Trono di spade non c'è più, sparito.
Allora faccio il ragionamento automatico, quello che faccio sempre: ho Netflix, ho Disney+, ho Apple TV+, ho Amazon Prime, ho Now, praticamente ho tutto, o almeno così mi sembrava. Apro Amazon, cerco HBO e scopro che sì, c'è, ma non basta Amazon: serve un altro abbonamento. Un altro. A HBO MAX, 5,99 al mese con le pubblicità pacchetto base. In alternativa puoi comprarti tutto il trono a soli 59,99 euro, un affare.
A quel punto rimando la decisione e mi dico: va bene, mentre decido se sottoscrivere l'abbonamento anche a HBO MAX per stasera decido di riguardarmi The Last of Us, mentre nel frattempo rifaccio l'elenco mentale, e cioè ho Netflix, ho Disney, ho Apple, ecc ce l'ho di sicuro. Macché, ogni volta c'è qualcosa che non è lì dove pensavi fosse, ogni volta c'è un "non incluso". Comunque sia anche quello finito su HBO MAX.
Nel frattempo scelgo un film, Predator: Badlands, su Disney (bello), su Apple (a noleggio, euro 12,99) e alla fine come ogni sera cerco The Big Bang Theory, perché da anni, per addormentarmi, metto quello (o House M.D.), e lo lascio andare tutta la notte (lo ascolto, mi toglie dall'orrore del silenzio). Oh, non c'è più neppure quello. Era su Netflix. Rifaccio lo stesso ragionamento, con tutte le piattaforme che ho, da qualche parte sarà, e googlo. È su Amazon, perfetto, ce l'ho. No, è a pagamento. A puntata, oppure con un pacchetto. Alla fine pago il pacchetto (quasi trenta euro), perché mi serve, caspita se mi serve.
Tra l'altro è vero che non seguo lo sport, però in famiglia seguiamo Sinner, e mi hanno contagiato, sono diventato un carota boy, e siccome quello degli abbonamenti sono io, e io ho Now, lo guardiamo sul mio account, e però per vederlo devo abbonarmi allo sport di Now. Siamo a posto? Per un po' sì, questo mese no. Gli Australian Open sono su Discovery+. Discovery+ è dentro Amazon e non è incluso. Altro abbonamento, altro promemoria mentale: ricordati di disdire. (Vi consiglio di disdire sempre subito, appena fatto, scadrà dopo un mese altrimenti tutti i rinnovi sono automatici, e da lì a trovarsi abbonati a decine di sottopiattaforme è un attimo). Ora capisco perché sono tornati i pirati.
La pirateria moderna nasce con internet, quando scaricare film, musica e serie diventa semplice, diffuso, eravamo tutti pirati, e cioè l'epoca di eMule, dei torrent, delle cartelle condivise, dei file che girano senza controllo: tutto era disponibile, tutto era gratuito, tutto era frammentato, tutto era illegale. La pirateria non era un'eccezione, era il sistema. Nata con i videogiochi, si diffuse a film e telefilm.
Lo streaming nacque proprio come risposta a quel caos, e funzionò: invece di cercare, scaricare, aspettare, organizzare file, bastava aprire una piattaforma. Un abbonamento, un catalogo, un'interfaccia semplice, e il messaggio era salvifico per chi si era stancato di fare il Jack Sparrow di internet: non serviva più piratare, era più comodo pagare.
Solo che dopo, e ultimamente sempre di più (e proprio quando la gente in Occidente economicamente è più in sofferenza), le piattaforme si sono moltiplicate, i cataloghi si sono spezzati, i contenuti hanno iniziato a spostarsi e migrano più degli uccelli migratori, e se qualcosa ti piace è come trovare il nido di un cuculo (a proposito, Qualcuno volò sul nido del cuculo lo potete trovare su tutte le piattaforme a cui siete abbonati ma pagando il noleggio, come negli anni Ottanta). Insomma, non esiste più "lo streaming", esiste una galassia di app, canali, sottocanali, pacchetti, pacchetti extra, piattaforme che contengono altre piattaforme, insomma il sistema nato per semplificare ha ricreato un casino simile a quello che doveva sostituire, e te credo che torna la pirateria, non ci si capisce più niente, tranne quando guardi l'estratto conto.
I numeri lo confermano. Nel 2024 i siti pirata hanno totalizzato oltre 216 miliardi di visite a livello globale, con la TV e le serie ancora tra i contenuti più consumati. Secondo un report citato in questi giorni dal Guardian, nel Regno Unito gli stream illegali di eventi sportivi hanno raggiunto livelli record, miliardi l'anno. Anche lì, stessa storia: diritti frammentati, costi crescenti, accessi separati.
La differenza è che nello sport il perimetro è ancora più chiaro. Poche competizioni, pochi operatori, alla fine la tragedia degli amanti dello sport è il male minore, anche se non è escluso che un amante dello sport non voglia anche vedersi film e serie, e in quel caso è messo ancora peggio.
Oltretutto le serie che vuoi vedere finiscono sempre su una piattaforma nuova che non hai. Senza contare che, a pensarci, la serie che ho visto di più in assoluto è quella di me stesso che cerco su tutte le piattaforme una serie da guardare.