Ferrari e vacanze in Sardegna, il boss dello spaccio ai figli: "Così date nell'occhio"

I carabinieri hanno disarticolato l'alleanza tra camorra e 'ndrangheta che gestiva lo spaccio nella Capitale. A far scattare le indagini anche la vita extralusso dei due rampolli del boss del clan Licciardi, tra Ferrari e vacanze in Costa Smeralda

Li ha traditi il lusso sfrenato in cui vivevano Genny e Salvatore Esposito.Soldi, Ferrari, vacanze esclusive in Costa Smeralda. Un tenore di vita troppo appariscente, mantenuto con i proventi dei traffici che portavano avanti nei quartieri della Roma bene grazie all’appoggio della Camorra.

Insieme ai calabresi Vincenzo Polito e Francesco Filippone, legati alla 'ndrina di Rosarno, si erano divisi le piazze di spaccio della Capitale smerciando tonnellate di hashish e cocaina. "Avessi detto che hanno qualche fabbrica, qualche industria, questi non tengono niente", si preoccupava Luigi, meglio conosciuto come Giggino Nacchella, boss della camorra e padre dei due fratelli finiti in manette. "Vivono alla giornata, non vogliono fare niente, vogliono fare così, devono magnà, si divertono, guadagnano cento e se ne mangiano pure cento alle volte", si legge nelle carte dell’inchiesta.

È l’anziano esponente di spicco del clan Licciardi che più di una volta li aveva redarguiti per il tenore di vita altissimo. Resort a cinque stelle, macchine sportive, tutto possibile grazie alle attività illecite. Avrebbero dovuto tenere un basso profilo per non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. E invece i carabinieri hanno sequestrato beni per un milione di euro al sodalizio criminale che negli anni si è spartito lo spaccio nella Capitale. Un patto tra emissari di ‘ndrangheta e camorra, scoperto anche grazie il narcisismo dei due fratelli legati al clan di Secondigliano, a Napoli.

La consorteria criminale è stata smantellata dai militari con l’operazione Akhua che ha portato all’arresto di 33 persone tra Roma e le province di Napoli, Cagliari, Oristano, Reggio Calabria, Varese e la Spagna. Gli affiliati ai due gruppi criminali sono imputati a vario titolo per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, cessione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, aggravate dall’uso delle armi. La base dei fratelli che smerciavano la droga a Collina Fleming e in altre piazze della Capitale, era un appartamento nel quartiere romano di San Basilio, dove venivano stoccate le sostanze, soprattutto cocaina, hashish e marijuana.

Casalotti, Primavalle, via Cassia, Ponte Milvio, il Trullo e Fiumicino, invece, erano appannaggio dei calabresi. È da Polito e Filippone che i campani compravano parte dello stupefacente. E i tentacoli degli affilati alla 'ndrangheta arrivavano anche in Sardegna. Tramite Luca Zedde, esponente di rilievo di un’organizzazione criminale sarda Polito e Filippone piazzavano nell’isola chili e chili di cocaina. A gestire i traffici e l’attività di recupero crediti c’erano i fratelli Marco e Milko Giannini. Alle due organizzazioni, oltre a diversi chili di droga, è stato sequestrato un vero e proprio arsenale: dieci chili di esplosivo, pistole un revolver e un fucile.

I malviventi potevano contare anche sull’aiuto di un ispettore di Polizia che per il gruppo avrebbe fatto accertamenti nella Banca Dati SDI per agevolare le attività del sodalizio. L’agente è stato sospeso dal pubblico ufficio.

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