Crisi turismo, lo Sheraton licenzia 164 dipendenti

Sono 164 i licenziamenti previsti dall'hotel Sheraton. A pesare è soprattutto la grave crisi del turismo. L'ipotesi di assunzioni a "basso costo"

Crisi turismo, lo Sheraton licenzia 164 dipendenti

In occasione del secondo incontro tra sindacati, Federalberghi, rappresentanti e amministratori della Larimar Srl, la società che gestisce il personale dell'hotel Sheraton, i lavoratori ormai prossimi al licenziamento sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso.

La riunione si è svolta in zona Porta Pinciana, vicino a Villa Borghese. Oltre ai dipendenti dello Sheraton sono scesi in strada per esprimere solidarietà i colleghi del Cicerone e del Majestic. Anche quest'ultimi hanno visto una notevole riduzione dell'organico del personale tra licenziamenti ed esternalizzazione dei servizi. Il primo incontro non ha fornito prospettive rassicuranti, al contrario ha mostrato come tutte le strade rivolte a un compromesso appaiano chiuse. Sembra perciò che dopo due anni di cassa integrazione, operai, amministrative, chef, manager e via dicendo saranno messi alla porta. Riempire 640 camere e 30 sale per congressi appare piuttosto difficile.

"Il precedente incontro - racconta Mauro Boiani, segretario ricevimento dell'hotel dal 1983 - si è chiuso con la non disponibilità da parte della società di trattare l'argomento, non era neanche disposta a parlare della situazione dei 164 lavoratori prossimi a perdere il lavoro". La società ha dichiarato di voler realizzare una ristrutturazione e per questo motivo non è in grado di mantenere una parte del personale presente. I lavori, previsti per il 2018, sono iniziati nel 2021. "La società ha di fatto aspettato che il Governo togliesse il blocco dei licenziamenti e ha fatto partire la procedura di mobilità. Non c'è alcune intenzione di mantenere il personale, anche se ci sono gli ammortizzatori sociali", aggiunge sempre Boiani.

Al momento però non sono arrivate lettere di licenziamento. Per questo i sindacati hanno chiesto alle proprietà di prendere in considerazione gli ammortizzatori sociali previsti dal Governo o per lo meno di intavolare una trattativa per gestire al meglio il personale. "Le aziende - sottolinea Alessandro Russo della Filcams Cgil - hanno tutti gli strumenti per evitare questi licenziamenti. Purtroppo non c’è stato il blocco che auspicavamo, ma esistono vie d’uscita per evitare un dramma occupazionale e sociale. Per questo - conclude Russo - la mobilitazione non si ferma, anzi".

La crisi del turismo

Indubbiamente a pesare come una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori degli alberghi romani è la crisi del turismo e conseguentemente economica scaturita dalla pandemia. Questa ha costretto le proprietà degli hotel a fare delle scelte e in qualche caso a procedere con il licenziamento del personale. Certamente il caso dello Sheraton, chiuso da marzo 2020 e in "improrogabile" ristrutturazione, con i suoi 164 licenziamenti è quello più emblematico. Anche perché la struttura sembra essere intenzionata a ripartire da zero con "assunzioni a basso costo" rinunciando ai lavoratori che da decenni ormai riempiono la struttura.

La crisi dovuta alla pandemia però colpisce molte altre categorie: guide turistiche, i tour operator, le aziende dei grandi eventi, la ristorazione, i servizi al turismo, i taxi, gli Ncc, le aziende di pulizie, lavanderia e manutenzione. Stando ai dati forniti dall'assessore al Lavoro Claudio Pratelli, si parla di circa 8mila licenziamenti. "L'elenco delle aziende sull'orlo della chiusura è drammaticamente lungo. Il tessuto economico romano rischia di non superare la pandemia", ha spiegato tempo fa l'assessore al turismo, Alessandro Onorato. Proprio per questo, per superare la crisi e l'emergenza Covid-19 dal Campidoglio annunciano gli stati generali del turismo e alla Pisana è stato firmato un protocollo di intesa tra Regione Lazio, sindacati e associazioni datoriali per rilanciare il settore.

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