Festa del Sacrificio senza regole: allarme contagi tra gli islamici

È polemica sulla preghiera islamica della Festa del Sacrificio che si svolgerà nonostante il Covid. I residenti: "Troppo rischiosa". Mentre l'Enpa denuncia: "Stop alle macellazioni fai-da-te"

Festa del Sacrificio senza regole: allarme contagi tra gli islamici

Ritorna anche quest’anno la tradizionale preghiera islamica all’aperto della Festa del Sacrificio (in arabo “Id al Adha”). L’appuntamento richiama nelle strade della Capitale migliaia di fedeli. Con la “Id al Adha” si ricorda l’uccisione rituale di un montone, sacrificato da Abramo al posto di suo figlio Ismaele, per intercessione di Allah.

La preghiera si svolgerà nonostante la complicata situazione sanitaria dei nostri giorni. Era già successo lo scorso maggio, in occasione della fine del Ramadan, sollevando un vespaio di polemiche. Tanto che i più critici non avevano esitato a ribattezzarla “fiera degli assembramenti”, eccependo il mancato rispetto delle misure anti-Covid e del distanziamento sociale da parte dei partecipanti. Ed aveva fatto discutere anche la presenza di un vero e proprio recinto, allestito in piazza Re di Roma, destinato alla preghiera delle donne.

La storia si potrebbe ripetere questo venerdì, e nei quartieri dove storicamente si svolgono le celebrazioni c’è chi è già sul piede di guerra. È il caso del rione Esquilino, il più multietnico del centro storico. “Il governo ha prorogato lo stato d’emergenza e poi si chiude un occhio su manifestazioni così rischiose?”, domanda polemico Augusto Caratelli, presidente del comitato Difesa Esquilino-Monti. “La maggior parte dei fedeli che si ritroveranno a pregare sui marciapiedi di piazza Vittorio - segnala ancora il portavoce - appartiene alla comunità bengalese, la stessa attenzionata dalle autorità sanitarie per i numerosi casi di contagio. È una pazzia”.

È critico anche il capogruppo della Lega in I Municipio, Marco Veloccia: “Mi auguro di non dover assistere all’ennesima discriminazione al contrario, le regole del distanziamento sociale devono valere per tutti e non solo per i cittadini romani”. “Troppo spesso - continua Veloccia - si usano due pesi e due misure nel nome di un buonismo ipocrita e insensato”.

Lasciandosi alle spalle il centro storico, le stesse perplessità si incontrano in V Municipio, dove la comunità islamica dovrebbe riunirsi sia in piazza dei Mirti che a largo Preneste. “Già per la preghiera della fine del Ramadan, le adunate si sono svolte senza tenere conto delle misure anti-Covid e in tanti avevano la mascherina abbassata sul mento, spero che stavolta i controlli siano più rigorosi”, spiega ai nostri taccuini Luca Arioli, esponente territoriale della Lega, che all’epoca denunciò l’accaduto con un video. Stando a quello che ricostruisce Il Tempo, le celebrazioni si svolgeranno anche nel parco “Madre Teresa di Calcutta” di via Palmiro Togliatti e in piazzale della Radio.

Sulla preghiera islamica si sono accesi, come di consueto, i fari del fronte animalista. È Carla Rocchi, presidente dell’Ente Nazionale per la Protezione Animali (Enpa), ad affidarci tutta la sua indignazione. “Noi abbiamo già i nostri orrori e le nostre crudeltà, ci mancava anche questa barbara usanza religiosa”, commenta la Rocchi. “Ogni anno, in occasione della Festa del Sacrificio, ci arriva notizia di uccisioni di animali in ambienti domestici: vasche da bagno, terrazzi, giardini, o comunque luoghi inidonei a questo genere di attività, che contrastano con la sensibilità diffusa e le norme di igiene”, denuncia la presidente dell’Enpa.

Una pratica illegale e cruenta, che prevede lo sgozzamento dell’animale (spesso si tratta di pecore o capre), iugulato senza stordimento e destinato ad una lenta e dolorosa morte per dissanguamento. Il sacrificio viene compiuto dal capofamiglia che, così facendo, ripercorre le gesta di Abramo. “Il livello di repressione della macellazione fai-da-te è bassissimo”, attacca la numero uno dell’Enpa. La conclusione è amara: “In una città come Roma, dove si rischia di morire per un pino in testa, purtroppo accade anche questo. È una vergogna”.