L'idea del M5S per svuotare i campi: "Reddito di sei mesi per i rom"

Per superare la logica degli insediamenti il Campidoglio ora pensa ad un "reddito" per i nomadi: 600 euro al mese per chi trova una soluzione alternativa alle baracche

L'idea del M5S per svuotare i campi: "Reddito di sei mesi per i rom"

Dopo il flop dei rimpatri volontari e dei bonus affitto ora la giunta pentastellata pensa ad un reddito per i rom. L’obiettivo del Campidoglio è sempre lo stesso: superare la logica delle baraccopoli e promuovere l’inclusione dei nomadi nella società. Finora però il piano di superamento dei campi procede a rilento.

L’unico a chiudere i battenti tra le polemiche esattamente un anno fa, è stato il Camping River. Ora toccherebbe ai maxi insediamenti de La Barbuta e Monachina, che il Comune punta a sgomberare entro il 2020. Una scadenza che si avvicina, però, senza che gli strumenti messi in campo finora abbiano dato i risultati sperati. Sotanto sei famiglie hanno scelto di tornare in Romania a spese del Campidoglio, e qualcuno è pure già rientrato in Italia. Non è andata meglio con il contributo di 800 euro al mese messo in campo per affittare un appartamento, visto che, come scrive Il Messaggero, soltanto tre agenzie immobiliari su 62 hanno scelto di sostenere il progetto. Complice anche la diffidenza dei proprietari degli appartamenti, ad oggi non è stato siglato neanche un contratto.

Per questo ora Monica Rossi, la delegata del sindaco Virginia Raggi al Piano per il superamento dei campi rom, ha messo in campo l’idea del reddito: 600 euro al mese a chi accetta di lasciare le baracche, e l’obbligo di trovare una soluzione alternativa entro sei mesi. “Con il contributo i rom potrebbero finanziare progetti di auto-recupero”, spiega la Rossi al quotidiano di via del Tritone. Pensa alla riqualificazione di “ruderi abbandonati”. “In altre realtà d'Italia è stato fatto e ha funzionato”, è convinta, consapevole anche dell’impopolarità della misura e dei suoi costi per l’amministrazione.

Del resto però, si difende, le alternative sono poche e quella della chiusura dei campi, diventate ormai vere e proprie enclavi dell’illegalità, tra delinquenza e roghi tossici, è diventata una necessità. Il rischio però è che per tenere fede alle promesse i quasi 4mila nomadi che vivono negli insediamenti formali della Capitale, possano disperdersi ed accamparsi in nuove baraccopoli, stavolta abusive. Magari proprio a spese del Comune.

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