Il Pd dà soldi a femministe, il Campidoglio protesta: "Già 800mila euro l'anno"

L'assessore alle Politiche Abitative del Campidoglio replica a Zingaretti sullo stanziamento di 700mila euro per la Casa delle Donne: "Sconto di 800mila euro l'anno sull'affitto". La destra insorge: "Soldi pubblici agli amici del Pd"

Continua a far discutere la proposta del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, di stanziare 700 mila euro di fondi regionali per salvare dallo sfratto la Casa Internazionale delle Donne.

Era stato il Campidoglio, nel 2018 a revocare alle femministe la convenzione per restare nei locali di via della Lungara, da anni sede di dibattiti e iniziative dedicate all’universo femminile, ed in particolare alle donne vittime di violenza. Il motivo? Un debito pregresso di quasi 900mila euro accumulato negli anni. La cifra è più o meno la stessa stanziata qualche settimana fa, grazie ad un fondo del ministero dell’Economia, in un emendamento al decreto milleproroghe, poi giudicato inammissibile, per permettere all’associazione legata alla sinistra di restare nella storica sede nel centro della Capitale.

Contro il provvedimento si era scagliata la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che aveva accusato il governo di voler regalare "quasi un milione di euro di soldi pubblici ad una associazione legata alla sinistra, che fa politica a sinistra e che si trova nel territorio che fa parte del Collegio Roma I della Camera". Lo stesso dove proprio il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, correrà per il Pd nelle elezioni suppletive del prossimo primo marzo. Dopo la bocciatura dell’emendamento alla Camera, Zingaretti è sceso in campo personalmente, assicurando la disponibilità di 700mila euro l’anno.

A tanto ammonterebbe, secondo uno studio degli uffici del patrimonio del Comune di Roma, il valore delle iniziative svolte annualmente dall’associazione. Ieri il leader del Pd aveva attaccato indirettamente il Campidoglio, accusando la sindaca di aver gestito la vicenda con "sciatteria". La replica è arrivata dall’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Valentina Vivarelli, che ha chiarito come proprio in virtù dello studio preso a riferimento da Zingaretti, la Casa delle Donne ha pagato negli anni un "canone di locazione pari al 10 per cento del suo valore effettivo".

Tradotto, "proprio in virtù delle attività e dei servizi che il consorzio garantisce ogni giorno", finora il Campidoglio ha scelto di chiedere alle femministe 80mila euro l’anno al posto di 800mila per l’occupazione dei locali di proprietà del Comune. "Nonostante questo la Casa Internazionale delle Donne – ha ricordato Vivarelli - ha accumulato nel corso degli anni un debito di circa 900mila euro nei confronti di Roma Capitale, per l'utilizzo della sede di Trastevere". Quindi, ha sottolineato proprio il Campidoglio, nelle casse dell’associazione sono già finiti di fatto circa 800mila euro di soldi pubblici derivanti dal maxi sconto sul canone di locazione della sede.

Ma secondo il presidente della Regione l’indennizzo non sarebbe sufficiente. Per questo, con un tempismo perfetto secondo i maligni, il presidente della Regione ha scelto di intervenire con uno stanziamento che forse, si vocifera alla Pisana, potrebbe passare sotto forma di maxi sub-emendamento al Collegato al Bilancio, attualmente in discussione in Consiglio Regionale. "Il presidente Zingaretti può finanziare quello che vuole ma ha il dovere di spiegare dove prende i soldi per farlo e perché non fa altrettanto verso tutte le associazioni che svolgono da anni sul territorio un’attività a sostegno delle donne e contro la violenza di genere", attacca la consigliera regionale leghista Laura Corrotti.

Il punto, anche per il partito di Matteo Salvini, è che si utilizzino fondi pubblici per finanziare un’associazione vicina al Pd, che oltre ad aiutare le donne in difficoltà fa anche politica. Soltanto un mese fa Zingaretti prometteva 2,4 milioni di euro ad un’altro collettivo femminista, Lucha y Siesta, che occupa abusivamente un’immobile di proprietà dell’Atac in via Lucio Sestio, al Tuscolano, in cui si svolgono attività sociali ed hanno trovato rifugio una decina di donne. Anche in questo caso in barba alla legalità.

All’inizio del mese di febbraio la Regione aveva rilanciato proponendo l’acquisto e la conseguente assegnazione dello stabile di proprietà della municipalizzata dei trasporti capitolina. Ma è notizia di ieri che le donne ospiti dell’associazione hanno accettato in blocco di essere seguite all’interno delle strutture del Campidoglio. Un’eventuale stanziamento di fondi, quindi, nota il direttore del Tempo, Franco Bechis servirebbe a finanziare, nel caso di Lucha y Siesta, non più l’assistenza alle vittime di violenza, ma le iniziative politiche che si svolgono all’interno del centro sociale.

Tra queste, denuncia Bechis, ce n’è una che fa particolarmente discutere: uno spettacolo di Marinella Manicardi sul "tabù delle mestruazioni" che associa “la ferita sul costato” di Cristo ad una “vagina”, indignando milioni di cattolici. In futuro eventi culturali del genere potrebbero essere sponsorizzati dalla regione guidata dal leader dei Dem.

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