Cronaca locale

Lo strano caso delle mascherine scomparse nella Regione Lazio

Abbiamo cercato di fare chiarezza sulla vicenda delle mascherine ordinate e mai consegnate alla Regione Lazio, intervistando i consiglieri Regionali Daniele Giannini e Laura Corrotti

Lo strano caso delle mascherine scomparse nella Regione Lazio

Con l’arrivo della Fase2, aumenta in tutta Italia la richiesta di mascherine, e se, sono introvabili quelle a 0,50 centesimi prezzo fissato dal governo, allo stesso modo ancora non si ha notizia di quelle ordinate dalla Regione Lazio, alla Eco.Tech srl, per 36 milioni di euro, che non sono mai arrivate. Il 25 aprile viene recesso il contratto da parte della Regione Lazio, per la “totale inaffidabilità” da parte della società, ma le cose che non tornano in tutta questa vicenda sono molte. Per fare chiarezza, abbiamo intervistato il Consigliere Regionale Daniele Giannini, che già aveva portato alla luce il problema di alcuni hotel romani tramutati in ricoveri covid, e Laura Corrotti Consigliere Regionale e vice presidente protezione civile del Lazio.

Quale è l’attuale situazione delle mascherine nella regione Lazio?

“L’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, il 4 maggio, nel corso della quotidiana video-conferenza, ha comunicato che sono in distribuzione presso le strutture sanitarie della Regione 160.600 mascherine chirurgiche, 46.900 maschere FFP2, 2.080 tute idrorepellenti, 50.000 guanti. Numeri che evidentemente non sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno se, a oltre novanta giorni dalla dichiarazione dell’emergenza sanitaria, personale ospedaliero e familiari dei pazienti ricoverati ci segnalano la carenza dei dispositivi protettivi”.

Della fornitura, diciamo non andata a buon fine, cosa è arrivato alla regione Lazio?

“Per limitarci al caso della Eco.Tech., dei 9,5 milioni di pezzi ordinati ne sarebbero arrivati appena 2 milioni che, peraltro, non sono della 3M, così come erano stato stabilito nei contratti”.

Parlando della Eco.Tech. che lei ha appena citato, gira un video in rete, dove all’indirizzo di una delle tre sedi c’è in realtà un prato. Ovviamente non si conosce la veridicità del video, e potrebbe essere un fake, ma si conoscono queste società? Come hanno agito, e perché di fatto ancora la commessa molti milioni di euro non è arrivata o è arrivata solo in parte?

“Al di là dell’attendibilità dei video che circolano sui social, sulla cui autenticità non ho peraltro motivo di dubitare, al centro delle indagini della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica di Roma è finita la Eco.Tech. Si tratta di una società che commerciava lampade a led, con un capitale sociale di appena 10mila euro, a cui l’Agenzia Regionale di Protezione Civile, ha affidato una fornitura di 9,5 milioni di mascherine per un importo di quasi 36 milioni di euro. Dei dispositivi protettivi ordinati, per i quali la Regione ha anticipato alla Eco.Tech ben 14 milioni di euro svaniti nel nulla, ne mancano 7,5 milioni. Il comportamento dell’azienda emerge a chiare lettere dagli atti della Regione che, il 29 marzo e il 2 aprile scorsi, procede alla risoluzione dei contratti data la ‘totale inaffidabilità’ di Eco.Tech vista ‘L’assoluta incertezza circa i tempi di realizzazione della fornitura’. Dopo qualche giorno, tuttavia, l’Agenzia regionale si dimostra più inaffidabile di Eco.Tech, tanto che, con una novazione dei termini contrattuali, torna ad assegnarle l’affidamento salvo revocarlo, in modo definitivo, il 25 aprile. Sarebbe stato sufficiente rivolgersi alla 3M, marchio delle mascherine che la Eco.Tech avrebbe dovuto fornire alla Regione, per scoprire che la società con sede a Frascati non figurava nell’elenco dei distributori della multinazionale”.

Chi ha scelto queste società? Facevano parte della lista dei fornitori della Regione Lazio?

“Dalle indiscrezioni che emergono dalle inchieste in corso, sembra che a reclutare la Eco.Tech sul mercato siano stati uomini di strettissima fiducia di Zingaretti che, vista la piega che sta prendendo la vicenda, si sono mossi con eccessiva disinvoltura. Per rispondere alla seconda domanda non fanno parte dei fornitori della Regione Lazio. La strada più immediata sarebbe stata quella di rivolgersi alle aziende che già operano con gli enti del Servizio Sanitario Regionale e invece ci si è affidati a società che non avevano alcuna esperienza nel settore. Ritengo che la procura debba far luce sui troppi contorni oscuri di questa vicenda”.

E’ vero che queste società non erano abilitate a vendere le mascherine e hanno riconvertito l’azienda dopo aver avuto la commessa?

“Da quanto è emerso finora, sono società operanti nel settore delle lampade al led o del benessere sessuale, a cui è stato affidata la fornitura di dispositivi protettivi che non avevano maturato alcuna esperienza nel settore dei prodotti medicali e che hanno provveduto a una provvidenziale quanto sospetta riconversione aziendale”.

Le mascherine acquistate, erano coperte da assicurazione?

“Considerata l’emergenza sanitaria, la Regione, in deroga alle disposizioni vigenti, è ricorsa agli affidamenti diretti, senza cautelarsi con polizze fidejussorie, malgrado gli importi delle forniture richieste fossero ingenti. Una procedura legittima che però non è stata seguita da altre regioni. In ogni caso l’Agenzie di Protezione Civile, dopo aver proceduto alla risoluzione del contratto con Eco.Tech, torna sui suoi passi e, dopo qualche giorno, conferma l’affidamento. Tra le motivazioni del ripensamento vi è la garanzia di una polizza fidejussoria grazie alla quale la società di Frascati sarebbe disponibile alla restituzione del cospicuo acconto pari a 14 milioni di euro. Siamo al 10 aprile. Dopo dieci giorni, il Vice Presidente Leodori, nel corso di un’audizione congiunta delle commissioni ‘bilancio’ e ‘grandi rischi’, sostiene che la società che ha emesso la polizza è la ‘Itc broker Srls’, società inattiva, con appena 1.000 euro di capitale che fa capo a un inconsapevole 88enne. Dopo qualche ora tuttavia, l’uomo ombra di Zingaretti è stato smentito. La Itc si limiterà a un ruolo di intermediazione, poiché alla garanzia provvederà la “Suguros Dhi-Athlas”, compagnia off-shore di Londra, che fa capo ad Andrea Battaglia Monterisi, a processo a Benevento per una vicenda che coinvolge un clan camorristico. Le polizze inoltre, si sono rilevate non idonee poiché, come confermato dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni”, la Seguros Dhi-Atlas Ltdf : ‘Non risulta abilitata all’esercizio dell’attività assicurativa in Italia né in regime di stabilimento né in regime di libera prestazione’.

Parliamo poi del prezzo delle mascherine, che sembra abbastanza importante, per singola mascherina, non si potevano trovare di più economiche, parliamo di forniture importanti?

Il caso mascherine alla Regione Lazio ha ancora molti lati oscuri e con il passar dei giorni emergono sempre più particolari che evidenziano l’inadeguata gestione dell’emergenza Coronavirus. Come Lega abbiamo chiesto al presidente Zingaretti di venire a riferire sulla vicenda in Aula e chiarire sui numerosi aspetti ancora poco chiari.
Tra questi, spiegare se la Protezione Civile regionale fosse, come sembra, in possesso di vari preventivi per acquistare FFP2 e FFP3 ad un prezzo minore di quanto poi le ha realmente comprate, potendo così risparmiare un totale di 7 milioni di euro senza dover dare, come invece poi è accaduto, un anticipo alla EcoTech di 11 milioni di euro senza però ricevere in cambio nessuna mascherina e, ad oggi, neanche l’anticipo dato".

La regione vi ha dato delle risposte?

“Il Consiglio regionale, dopo due mesi di stop, tornerà a riunirsi giovedì prossimo per una mera modifica al Regolamento dei lavori. Immaginare che Zingaretti sullo scandalo mascherine declini ogni responsabilità politiche è inaccettabile. Il presidente della Regione, infatti, non è soltanto il titolare delle deleghe sulla protezione civile, ma è anche colui che ha proposto la nomina di Carmelo Tulumello a capo dell’Agenzia di protezione civile. Dopo i ventitrè giorni di quarantena sarebbe opportuno che Zingaretti torni in aula per riferire i dettagli di una vicenda dai contorni molto torbidi”.

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