«Rubo ma è solo colpa della crisi» Ecco la scusa che ora va di moda

Pescato dai Carabinieri alle tre di notte, sulla sua piccola Ford, con due prostitute moldave, completamente ubriaco. In attesa che in caserma arrivasse la moglie a prelevarlo e a regolare qualche conto, il 58enne padovano l’ha subito buttata sullo straziante: ho perso il lavoro a gennaio, sono disperato, tutta colpa della crisi.
Che facciamo, addebitiamo anche questo signore alla pesante contabilità della terribile congiuntura che attanaglia il pianeta Terra? L’istinto vorrebbe così, perché in effetti un uomo che perde il lavoro all’alba dei sessant’anni è sicuramente un uomo in difficoltà. Poi però l’istinto lascia un po' di spazio alla razionalità, e allora viene anche da dire che questa crisi non può essere l’alibi assoluto per tutto e per tutti, il lasciapassare per qualunque fesseria, il pratico smacchiatore di tutte le macchie pubbliche e private. Diciamolo serenamente, senza il timore di cadere nel cinismo e nella crudeltà: comincia ad essere un po' lisa e banalotta, come scusa, questa della crisi. Sta diventando la maionese della vita, la mettiamo dappertutto.
Eppure sarebbe il caso di cominciare a stabilire delle differenze. Davvero ci sono esistenze che questa crisi ha segnato in modo violento e insolente. Come dimenticare quei piccoli imprenditori veneti, proprio lì nel circondario del nostro eroe notturno perso tra alcol e battone moldave, che non hanno retto l’umiliazione dei debiti, il peso di non farcela a pagare i dipendenti, la rabbia di non riuscire a riscuotere un sacco di soldi. L’ultimo proprio l’altro giorno. Sono queste le vere vittime della crisi. La disperazione non li ha trascinati nella miseria patetica della notte alcolica e debosciata, alla larga da moglie e figli, anche solo per non reggere gli sguardi e le inevitabili domande. Costoro hanno tirato il grilletto. O si sono appesi alla trave.
Accanto alla mesta Spoon River della crisi, c’è però tutta un’indefinibile e ambigua zona d’ombra, dove una certa umanità si è mossa in un altro modo, governando il periodo con metodi molto particolari. Autoassolte in partenza dal flagello cosmico, queste vittime hanno abolito per decreto personale pudori e scrupoli. C’è la crisi, che ci vuoi fare. Scaltri imprenditori - sai la scaltrezza - ne hanno approfittato indebitamente per alleggerire un po' l’organico: ragazzi miei, mi spiace tanto, è la crisi. Scaltri commercianti, raccontava tempo fa la Finanza in Puglia, hanno ritenuto di affrontare il delicato momento allargando la ragione sociale allo spaccio di droghe. E come no: c’è la crisi, mica posso chiudere la lavanderia, vorrai lasciarmi spacciare un poco di coca. Poi ci sono i giovani molto poco scaltri, che imboccano la scorciatoia della rapina a mano armata, come il cuoco di 22 anni preso a Milano, dopo il colpo con un complice dentro a un negozio di telefonia. Dice che fatica a trovare lavoro, e cosa vuoi mai, c’è la crisi, avrò diritto di rapinare un negozio… Persino Avetrana, tutte le Avetrana: scavando bene, si scopre che all’origine, strisciante, c’è sempre questo malessere legato alla crisi. Chi sbatte via i soldi giocando al videopocker, chi si mangia la pensione grattando schedine e puntando numeri al Superenalotto: è la crisi, dannazione, bisogna tentare. Tentano persino i petrolieri, che giocano astutamente sui prezzi della benzina: purtroppo c’è la crisi, non è colpa loro.
È storia: gli uomini hanno sempre escogitato varie opzioni, per reagire alle difficoltà. C’è modo e modo di affrontare il momento. Chi ne resta schiacciato. Chi prova almeno a resistere. Chi lotta indomito, armato solo di ottimismo. E immancabilmente c’è sempre chi ciurla nel manico: con la crisi ha la scusa buona. Si muove sotto copertura.
Certo, i periodi di depressione sono burrasche che generano tanti naufragi. Ma forse sarebbe il caso di chiederci: certi naufragi sono davvero colpa della crisi economica, fuori, attorno, oppure non sono forse espressione di un'altra crisi più feroce, dentro.

Il dubbio mi viene pensando che di uomini ubriachi fradici, in macchina con due disgraziate moldave, alle tre di notte, ce ne sono tanti anche nei periodi di massimo splendore. Ovunque, sempre, ci sono persone che non hanno bisogno della crisi.

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