La Russa: "La nostra destra non è una corrente"

Il ministro della Difesa battezza la nuova "area" nel Pdl per arginare la tendenza leghista nella maggioranza: "Gianfranco? Gli devo tanto ma stavolta ha sbagliato". I frondisti scuotono Fini: "Decida, è troppo democratico". Ribaltone in Sicilia: i finiani coi democratici

La Russa: "La nostra destra non è una corrente"

Milano - La riscossa della destra nel Pdl dopo gli strappi di Gianfranco Fini e dei finiani. La scelta di non aprire una crisi «che fa piacere solo alla sinistra, in un momento in cui vinciamo tutte le elezioni e stiamo costruendo un partito nuovo che Berlusconi e Fini hanno voluto insieme». Ieri a Milano il ministro e coordinatore nazionale Ignazio La Russa ha organizzato il convegno «La nostra Destra nel Pdl», occasione per fondare e lanciare la nuova creatura politica che del convegno porterà il nome. Pronti ad approfittarne i fedelissimi di Fini. «La nascita di un’altra area o corrente che dir si voglia dentro il Pdl - si scaraventa sulla notizia il vicepresidente dei deputati del Pdl Carmelo Briguglio -, annunciata curiosamente da uno dei tre coordinatori Ignazio La Russa, è un dato positivo perché sancisce tutte le ragioni della minoranza interna circa la necessità del pluralismo nel partito. Speriamo che la neonata corrente che si dice “di destra” non incorra in alcuna censura, sanzione o epurazione... ». Immediata la smentita dell’interessato. «Questa - ribatte duro La Russa - è tutto meno che una corrente, perché noi vogliamo rafforzare veramente il Pdl e insieme rivendicare e sostenere la cultura politica da cui proveniamo. La posizione di Fini è assolutamente lecita. Il caro Briguglio spera disperatamente che si tratti di una corrente per poter dire “mal comune, mezzo gaudio”. Mi dispiace, ma si sbaglia. È una vera sciocchezza».

Una nuova «area», dunque, che «chiede cittadinanza nel Pdl». Non una corrente, lo spettro che s’aggira minaccioso, ma un’aggregazione politica e culturale con le idee ben chiare. Nessuna fuga dal partito e la promessa di lavorare al suo interno per «farlo crescere». Il manifesto? «Sui temi della sicurezza - ruggisce La Russa -, del contrasto all’immigrazione clandestina non siamo noi la fotocopia della Lega. E la Lega è diventata l’originale, perché quell’originale che era An è stato nascosto nel cassetto: ora dobbiamo tirarlo fuori e mandarlo tra la gente». Al battesimo, parlamentari lombardi e quadri provenienti dall’area ex An ancora piuttosto scossi e disorientati dopo gli strattoni dell’ex leader Gianfranco Fini. Anche se da queste parti la fedeltà al partito unico non è mai stata messa in discussione. Con i colonnelli La Russa, Massimo Corsaro, Viviana Beccalossi e Paola Frassinetti (leader dei fedelissimi di Gianni Alemanno) immediatamente contrari a qualunque ipotesi di secessione.

Scartate le parole tabù, non resta che definire la nuova creatura un polo culturale per rimarcare, «grazie ai valori tradizionali che erano e sono di chi ha condiviso l’esperienza di An», sia la differenza tra le spinte «liberal-radical» del presidente Fini che la diversità (che ora è chiaro diventerà competizione), con la Lega. Evidente la paura dei colonnelli della destra di rimanere schiacciati tra il carisma del leader Silvio Berlusconi e gli slogan populisti, ma terribilmente efficaci di un Carroccio diventato panzer. E a Milano fra un anno si voterà il nuovo sindaco. Spariti Pd e Udc, destinati a fare da sparring partner, il vero match sarà tutto interno al centrodestra. Chiaro il tentativo di La Russa di smarcarsi per evitare una lenta e inesorabile agonia del mondo An. «Credo - assicura - che la posizione politica e culturale della destra debba essere rivendicata, sostenuta e utilizzata anche per la ricerca del consenso». E le bordate dei finiani? «È giusto che dentro il Pdl, così come vi è una tradizione socialista, una cattolica, persino una radicale, vi sia una forte presenza di destra». Il nuovo decalogo? Più presenza sul territorio e tornare a una politica del radicamento nella società. S’infiamma la platea dove si nota il sottosegretario Daniela Santanchè. Tradimento? «Tutti noi dobbiamo qualcosa a Gianfranco Fini - replica La Russa -, non ho difficoltà ad ammetterlo. Penso alle battaglie che abbiamo fatto insieme. Ma nessuno di noi deve tutto a Fini e se qualcuno gli deve tutto forse si trova tra gli undici che hanno votato a suo favore nella direzione del Pdl». E poi. «Fini ha sbagliato? Non ci interessa dire chi ha ragione e chi ha sbagliato, dico che personalmente con grande sacrificio e amarezza ho dovuto rilevare che fosse giusta una strada diversa: rimanere nel Pdl».

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