Precisa che sarà "un problema del candidato sindaco del centrosinistra" e "farà quel che vorrà", ma fosse per Beppe Sala il campo largo a Milano non troverebbe terreno per attecchire. Un dialogo con il Movimento 5 Stelle "a Milano per me non ha senso comune, dal mio punto di vista è difficile immaginarlo visto che di fronte alle prime problematiche emerse con la Procura" sul tema dell'urbanistica "hanno chiesto le mie dimissioni". Il leader M5S Giuseppe Conte fu i più giustizialista, a luglio chiese subito la "testa" di Sala nei giorni degli arresti, poi cancellati dal Riesame, nei confronti dell'ex assessore Giancarlo Tancredi. Dopodichè aggiunge, "posso immaginare che se si andrà ad elezioni, magari anche con un election day" Politiche e Comunali "potrebbe sembrare strano essere alleati nel Paese e separati a Milano". Ma lascia appunto il "problema" a chi gli succederà. E probabilmente prevarrà l'ipotesi dell'accozzaglia elettorale costi quel che costi, anche se in questi anni il Pd ha già dovuto fare spesso e volentieri i conti con i veti e i voti "ribelli" dei Verdi. Con i 5 Stelle i progetti di sviluppo rischiano di restare al palo. Tant'è, intervistato dall'agenzia Ansa Sala si dice convinto che "il centrosinistra è in partita per continuare ad amministrare la città. Ma stiamo attenti, il voto al Referendum sulla giustizia è stato un voto politico più che partitico". La vittoria del No comunque "è un segnale che leggo in modo positivo. Come leggo molto positivamente l'alta affluenza". E si lancia a fare previsioni ottimistiche in vista delle Regionali del 2028, anche se al Pirellone il centrodestra governa ininterrottamente dal 1995. "Il centrosinistra ha le carte per vincere. Serve agire uniti e con un programma forte. Con un candidato che sia rappresentativo di una visione di Lombardia progressista e aperta" sostiene. Intervenendo alla presentazione del libro di Pier Ferdinando Casini ieri torna a reclamare perchè la premier Meloni non è mai stata a Palazzo Marino, "Milano chiede che alla presidente del Consiglio che entri nella sua casa". E vorrebbe cavalcare una delusione che viene smentita proprio dal voto dei lombardi al Referendum: nella regione ha vinto il Sì con oltre il 53%. Sostiene Sala che fino ad oggi la sinistra non è riuscita a parlare al Nord, "non tocca palla", è "in cerca d'autore" ma "ora abbiamo una grande opportunità. Credo che sia il momento davvero e sono disponibile a fare la mia parte, per fare passare una voce diversa, concentriamoci molto sul Nord". Casini lo invita a "colmare insieme questo gap".
Per quanto riguarda il proprio futuro, Sala assicura che non correrà alle primarie per il leader, esclude "certamente" un ruolo da federatore (ma l'ha già fatto la segretaria Pd Elly Schlein) e ribadisce che il dibattito primarie sì primarie no a livello nazionale "è attraente, non sono un super fan ma se non ci sono altre soluzioni penso si debbano fare.
Ma adesso bisogna concentrarsi sul programma, perchè è proprio sul programma che si va al vedo e si capisce se questa coalizione di centrosinistra può stare insieme". Appunto, siamo da capo. A Milano per lui non ci sarebbe storia.