Ayurveda, i benefici dell'antica medicina indiana

Punto cardine di questa medicina tradizionale sono i dosha, ovvero tre energie vitali che fluiscono nel corpo determinandone il suo stato di benessere

Con il termine ayurveda si indica la medicina tradizionale utilizzata in India sin dall'antichità. Dal 2015 è ben integrata nel sistema sanitario nazionale indiano, con diversi ospedali ayurvedici presenti su tutto il territorio.

Ayurveda è una parola composta da "ayur", ovvero "durata della vita" o "longevità", e da "veda", cioè "conoscenza rivelata". Molti la traducono come "scienza della vita": in realtà questo è un sistema medico complesso. Non solo, dunque, pratica per il raggiungimento del benessere fisico, ma anche filosofia, psicologia e spiritualità.

Questa medicina tradizionale, infatti, è basata sulla profonda conoscenza del corpo e della sua relazione con la mente e con lo spirito. La salute, intesa come uno stato di equilibrio, è l'esito di una relazione armonica tra fattori fisici, psicologici e ambientali. Secondo l'ayurveda l'uomo si compone di un miscuglio di materia e di antimateria, dalla cui interazione si sviluppa e si mantiene costante il benessere psicofisico.

Ayurveda, un po' di storia

La nascita dell'ayurveda è intrisa della ricca mitologia indiana. Si ritiene che la "scienza della durata della vita" risalga a Brahmā, il creatore dell'universo che fece dono del sistema ayurvedico a Daksa Prajapati. Da questi esso passò agli Asvin, poi a Idra. Infine il signore degli dei vedici lo trasmise a quattro discepoli: Bharadvaja, Atreya, Kasyapa e Dhanvantari.

È opinione diffusa che le origini della medicina tradizionale indiana si perdano nei millenni e che, per la stessa come per i Veda, ci sia stata una capillare diffusione orale prima della sistemizzazione in forma scritta. Quest'ultima cominciò ad avvenire con una serie di trattati a partire dal 450 a.C. fino a confluire nei primi capitoli del Caraka Samhita e in quelli del Sushruta Sahmita. Purtroppo, a causa della mancanza di riscontri storici, è difficile stabilire con esattezza l'epoca di entrambi i volumi. Si pensa, tuttavia, che essi possano essere datati tra il VII e il VI secolo a.C.

L'ayurveda e l'energia dei cinque elementi

Secondo l'ayurveda, l'universo è governato da cinque elementi: etere, aria, acqua, fuoco e terra, e l'uomo è una combinazione degli stessi. Nel corpo, poi, fluiscono tre tipi di energia vitale, i dosha, in proporzioni diverse a seconda della costituzione di ogni individuo.

Queste energie, vata, pitta e khapa, variano il loro equilibrio nel corso dell'anno, delle stagioni e della giornata. Inoltre, suggeriscono i comportamenti adatti e gli alimenti da assumere in funzione di ogni cambio e in caso di un loro squilibrio. Ciò, infatti, comporta una situazione di malattia. Ogni dosha presenta determinate qualità:

  • Vata (forza di eliminazione): controlla il movimento nell'organismo e quindi domina il sistema nervoso, la circolazione, la respirazione e l'intestino. Ha come sede principale il colon e diverse sono le sue caratteristiche: freddezza, leggerezza, secchezza, mobilità, ruvidezza, fluidità, sottigliezza;
  • Pitta (forza di combustione): presente principalmente nell'intestino tenue, controlla la trasformazione del corpo, dunque metabolismo, emozioni e digestione. Le sue qualità sono: caldo, untuoso, morbidezza, levigatezza, fluidità, nitidezza, mobilità, sottigliezza;
  • Khapa (forza di assimilazione): controlla la coesione dell'organismo, ovvero fluidi corporei, ossa, articolazioni e tessuti. Le sue caratteristiche sono: freddezza, umidità, pesantezza, densità, stabilità, grossolanità, opacità.

Ayurveda e personalità, una fisionomia per ogni dosha

La prevalenza delle tre forze in ciascun individuo consente di classificarlo, sia dal punto di vista della personalità, sia dal punto di vista fisico. L'ayurveda prevede l'esistenza di una fisionomia per ognuno dei dosha, con la predominanza di alcune caratteristiche fisiche e psicologiche:

  • soggetto pitta: contraddistinto da capelli chiari e da media costituzione, caratterialmente è determinato, coraggioso, organizzato, ma anche collerico e aggressivo. Uno squilibrio di pitta può causare: cattiva digestione, eccessiva traspirazione, intestino irritabile, ansia, diarrea, irritabilità, problemi cutanei;
  • soggetto vata: dal corpo magro e scattante e dalla pelle secca, presenta un'indole vivace e creativa. Un eccesso di influenza di vata può determinare: occhi asciutti, feci dure, labbra secche, urine giallo scuro, colorito più intenso della norma, tosse secca;
  • soggetto khapa: il corpo è grosso, forte e ben piantato. Il carattere è calmo, rilassato fino a rasentare la pigrizia. Suoi tratti salienti sono l'avarizia e la gelosia. Un mancato equilibrio di energia khapa può essere l'esito di flaccidità, impotenza, digestione lenta, eccesso di muco.

L'ayurveda e i chakra, i centri dell'energia

Come lo yoga, anche l'ayurveda si basa sull'energia che fluisce nel corpo e pertanto individua i centri in cui essa si accumula, i cosiddetti "chakra". In sanscrito chakra significa "ruota" proprio perché questi centri compiono dei giri. Se ne individuano sette principali, localizzati lungo la colonna vertebrale e oltre cento minori, i marna. Ognuno è legato ad un organo o a una determinata ghiandola e, quando si bloccano, impediscono la libera circolazione di energia, con conseguenti disturbi e malesseri. I chakra principali sono:

  • Muladhara: si trova alla base del bacino e corrisponde alla vitalità. Gli organi associati includono intestino, ovaie, testicoli. Il blocco porta a patologie intestinali, coliti, artriti e disturbi circolatori;
  • Svadhistana: situato nella regione sacrale, collega corpo, emozioni e mente. Il blocco determina malattie dell'apparato sessuale e rende irascibili e orgogliosi;
  • Manipura: ubicato nel plesso solare, presiede la saggezza. Gli sono associati gli organi del senso, dell'udito, dell'olfatto e del gusto. Conduce energia a tiroide, bronchi e polmoni. Il blocco si traduce in ulcere, diabete, intossicazioni;
  • Anahata: presente nella spina dorsale, è legato alla compassione e all'amore. Asma, tachicardia e scompensi della pressione sanguigna sono esito del suo blocco;
  • Vishuddha: si trova nel collo e controlla l'energia e la comunicazione. Il blocco comporta vertigini, anemia, allergie;
  • Aina: rappresenta il terzo occhio ed è legato alla purificazione. Il blocco porta a cefalee, incubi, illogicità;
  • Sahasrara: localizzato sopra la testa, dunque non fisicamente presente nel corpo, rappresenta l'infinito, il pensiero, la conoscenza. Il suo blocco è causa di depressione, apatia, confusione e incapacità di appredere.
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