Depressione post partum, ecco come riconoscerla

Questo disturbo, che interessa il 7-12% delle neomamme, deve essere trattato in maniera adeguata attraverso consulenze specifiche in grado di indicare percorsi personalizzati

Colpisce il 7-12% delle neomamme e generalmente esordisce tra la sesta e la dodicesima settimana dopo la nascita del figlio. La depressione post partum, che si distingue dal fenomeno noto come "baby blues", è un disturbo dell'umore caratterizzato da sbalzi di umore, sentimenti di inadeguatezza e crisi di pianto.

Un evento lieto come la nascita di un bambino può scatenare nella donna una cascata di emozioni intense e contrastanti che fluttuano dalla gioia all'eccitamento, per poi cambiare in maniera repentina e trasformarsi in attacchi di rabbia e ansia anche marcata. Tale condizione genera in chi ne soffre notevoli sensi di colpa e interferisce, altresì, nel naturale interscambio di comportamenti e di emozioni tra la madre e il suo piccolo, processo questo fondamentale per la prevenzione a lungo termine di un sano sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino.

La depressione post partum è a tutti gli effetti un problema di salute pubblica, basti pensare non solo alla sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, ma anche ai costi diretti e indiretti personali, sociali e lavorativi ad essa legati.

Perché si soffre di depressione post partum

Non esiste una singola causa della depressione post partum: il disturbo è l'esito di una serie di fattori fisici, emotivi e sociali. In seguito alla nascita di un figlio, si assiste a una riduzione drastica dei livelli ormonali (estrogeni, progesterone) che può contribuire allo sviluppo del disturbo. Un calo degli ormoni tiroidei è spesso associato a sensazioni di stanchezza e letargia. La pigrizia può essere determinata anche dai cambiamenti nel volume sanguigno, nel metabolismo, nel sistema immunitario e nella pressione.

Non si devono, poi, trascurare gli aspetti emotivi amplificati dalla carenza di sonno. Non è raro che la neomamma dubiti sulle sue capacità di prendersi cura del neonato, che smarrisca la sua stessa identità o che creda di aver perso il controllo della propria vita. Tra gli stili di vita e gli aspetti sociali, infine, è bene rammentare la presenza di fratelli maggiori, i problemi finanziari, la mancanza di sostegno da parte del partner o delle persone care, le difficoltà dell'allattamento. Esistono fattori di rischio in grado di favorire la comparsa della depressione post partum, tra cui: gravidanza indesiderata, eventi stressanti (lutto, perdita del lavoro, malattia), precedenti episodi di disturbi dell'umore.

Depressione post partum, come si manifesta

È doveroso distinguere la depressione post partum dal più comune "baby blues", i cui sintomi (ansia, irritabilità, pianto, sbalzi d'umore, disturbi del sonno, cali di concentrazione) durano da pochi giorni fino a un massimo di una o due settimane. Quando si va incontro a una vera e propria depressione post partum, la sintomatologia aumenta di durata e di intensità e può interferire con la gestione delle attività quotidiane o con lo stesso prendersi cura del bambino.

Segni clinici tipici includono: stanchezza, insonnia, perdita dell'appetito, di entustiasmo per la vita e di interesse nei confronti del sesso, marcati sbalzi di umore, isolamento dalla famiglia e dagli amici. A questi si aggiungono pensieri autolesionistici, irritabilità, intensa rabbia, difficoltà a creare un legame con il proprio figlio, sentimenti di vergogna, di inadeguatezza e sensi di colpa. Seppur non di frequente, la depressione post partum può sfociare in una vera e propria psicosi, caratterizzata da manifestazioni più gravi: paranoia, allucinazioni, deliri, confusione, disorientamento.

Affrontare la depressione post partum

Se trascurati, gli effetti della depressione post partum possono riverberarsi sulla futura salute psichica del piccolo. I figli delle mamme che non l'hanno prontamente curata, molto probabilmente soffriranno di problematiche comportamentali (attacchi di collera, iperattività, difficoltà a dormire e a mangiare) ed è possibile che vadano incontro a ritardi nello sviluppo del linguaggio.

Per affrontare il disturbo è il ricorso a una consulenza (psichiatrica, psicologica) attraverso la quale si può trovare il modo migliore per fronteggiare i propri sentimenti, dominare i sensi di colpa e raggiungere traguardi realistici. Un'altra soluzione consiste nell'assumere farmaci antidepressivi (alcuni possono essere utilizzati anche durante l'allattamento) che devono essere rigorosamente prescritti da uno specialista. Infine, si può far ricorso a una terapia ormonale che consenta di contrastare il rapido calo estrogenico e progestinico subito dopo la nascita, così da alleviare i sintomi umorali.

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