Variante Epsilon, ecco perché le sue mutazioni sono pericolose

La scoperta sui pericoli delle mutazioni della variante è stata effettuata dai ricercatori del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Washington a Seattle e del Vir Biotechnology

Ecco perché le mutazioni della variante Epsilon sono pericolose

Un team di scienziati guidato da David Veesler del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Washington a Seattle e da Luca Piccoli e Davide Corti di Vir Biotechnology ha scoperto che tre mutazioni della variante Delta eludono totalmente gli anticorpi generati dai vaccini o dalle precedenti infezioni da Covid.

Per diversi anni Veesler e i suoi collaboratori hanno studiato la conformazione molecolare e i meccanismi di infezione dei coronavirus simili a SARS-CoV-2. Contestualmente hanno esaminato anche come gli anticorpi cercano di difendere l'organismo e come le varianti escogitano nuovi espedienti. I loro ultimi dati, pubblicati su "Science", dimostrano che la variante Epsilon si basa su una strategia di fuga di neutralizzazione indiretta e insolita.

Mediante un'analisi dell'orologio molecolare si è constatato che il precursore della variante Epsilon è emerso in California a maggio del 2020. Entro l'estate dello stesso anno esso si era differenziato nei lignaggi B.1.427 e B.1.429. I casi di Covid della variante sono poi aumentati in maniera rapida diffondendosi negli Stati Uniti. Attualmente si registrano in almeno 34 paesi. Per saperne di più sulle caratteristiche della variante Epsilon, i ricercatori hanno testato la resilienza contro la stessa del plasma delle persone vaccinate o che erano già state esposte al virus. La potenza neutralizzante del plasma contro questa pericolosa mutazione è stata ridotta di circa 2-3,5 volte.

Come l'originale SARS-CoV-2, la variante Epsilon infetta le cellule bersaglio attraverso la sua glicoproteina spike. Gli studiosi hanno scoperto che le mutazioni della variante erano responsabili di riarrangiamenti in aree critiche della glicoproteina spike, con relativi cambiamenti strutturali di tali zone. In particolare una delle tre mutazioni ha influenzato il dominio di legame del recettore della glicoproteina spike. Essa ha dunque ridotto l'attività neutralizzante di 14 su 34 anticorpi specifici per quel dominio. Le altre due mutazioni hanno interessato il dominio N-terminale sulla glicoproteina spike. Tramite l'uso della spettrometria di massa e dell'analisi strutturale si è giunti alla conclusione che le mutazioni hanno rimodellato una parte del dominio N-terminale.

Il sito di scissione del peptide segnale è stato spostato nel supersito antigenico NTD e si è così formato un nuovo legame disolfuro. Di conseguenza, si è assistito a una perdita totale di neutralizzazione da parte di 10 anticorpi su 10 testati specifici per il dominio N-terminale nella glicoproteina spike. Gli scienziati credono che la scoperta dei meccanismi di evasione immunitaria sia importante tanto quanto la sorveglianza delle varianti attraverso il sequenziamento dell'RNA. Tali sforzi, se combinati, potrebbero aiutare a contrastare con successo la pandemia.

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