Endometriosi, come riconoscerla e alleviare i suoi sintomi

L’endometriosi è una malattia invalidante e dolorosa, tanto da influenzare la qualità della vita di chi ne soffre. Nei Paesi Occidentali la sua diagnosi può durante anche otto anni

Endometriosi, come riconoscerla e alleviare i suoi sintomi

L’endometriosi è una malattia femminile invalidante che colpisce circa tre milioni di donne.

«Questa malattia è causata da un accumulo di cellule endometriali fuori dall’utero e provoca dolori e problemi intestinali. Diagnosticare questa malattia non è assolutamente facile. Ci sono diagnosi che addirittura durano otto anni», afferma il Prof. Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi.

Come riconoscere l’endometriosi

I primi sintomi appaiano già durante l’adolescenza, con la prima mestruazione, e sono caratterizzati da dolori intensi al basso ventre sia durante la fase premestruale che durante la mestruazione vera e propria. A questi dolori si associano anche dolori pelvici, rapporti sessuali dolorosi, cistite interstiziale, stanchezza eccessiva e cronica durante l’ovulazione.

Tra le cause di questa malattia incide anche il fattore genetico. «Da alcune ricerche recenti sono state rilevate cellule dell’endometrio localizzate fuori dall’utero nel feto del nascituro. Questa scoperta è stata rivoluzionaria per la comunità scientifica. La causa è da rintracciare nell’esposizione a delle sostanze inquinanti che alterano i geni deputati alla formazione dell’apparato genitale durante la gravidanza. Di conseguenza ci sono donne che presentano questa predisposizione sin dalla nascita», ci spiega il Prof. Signorile.

Molte donne scoprono di soffrire di endometriosi quando riscontrano difficoltà ad avere un figlio. Ci sono studi scientifici che confermano il legame tra endometriosi e sterilità. Questa malattia, infatti, intacca l’apparato riproduttivo femminile, i tessuti coinvolti nell’attecchimento degli embrioni e le riserve ovariche impedendo la fecondazione.

«È una malattia che incide tanto sulla qualità della vita di una persona a causa dei dolori fastidiosi che le impediscono di condurre una vita normale. Nei casi più gravi la malattia influenza la vita relazionale e lavorativa. Si stima che In Italia si registrano circa 33 milioni di assenze a causa dei sintomi dell’endometriosi. Ci sono persone che rischiano il licenziamento o subiscono mobbing a causa di questa malattia. Molte donne rischiano l’isolamento anche in famiglia, dove non vengono prese sul serio per la propria patologia», sottolinea l'esperto.

Come si cura l’endometriosi

Oggi l’endometriosi si cura con terapie di farmaci a base di ormoni ovarici. Essi agiscono sull’ipotalamo, bloccando la produzione di una sostanza chiamata GNRH che stimola il funzionamento dell’ipofisi che regola l’attività delle ovaie Questi farmaci creano una menopausa temporanea con tutti i sintomi ad essa connessa. È una terapia che serve a ridurre gli effetti dolorosi della malattia. Solitamente, una terapia farmacologica di questo tipo dura minimo sei mesi.

Anche alcune pillole contraccettive sono utili per alleviare i sintomi dell’endometriosi. Nei casi più gravi, ossia quando la malattia compromette il corretto funzionamento dell’organo riproduttivo femminile, si ricorre all’intervento chirurgico in maniera non invasiva. La più praticata è la laparoscopia che elimina le cisti.

Come prevenire l’endometriosi a tavola

«Un corretto stile di vita ed un’alimentazione sana sono utili per ridurre gli effetti dell’infiammazione - suggerisce il Prof. Signorile - la prevenzione va attuata già nei primi tre mesi di gravidanza, seguendo un regime alimentare equilibrato. Inoltre nel corso della propria vita chi soffre di questa malattia dovrebbe seguire una dieta ricca di cibi dall’effetto antinfiammatorio».

Via libera quindi ad alimenti ricchi di fibre e sostanze antiossidanti come legumi, cereali integrali, frutta di stagione, verdure a foglia larga. Lo stesso vale per gli alimenti ricchi di omega-3 come il salmone, l’olio extravergine d’oliva, i semi di chia e quelli di girasole, la frutta secca come mandorle e noci e l’avocado. Invece da limitare sono le carni rosse e i latticini come i formaggi stagionati e lo yogurt. Al bando anche il consumo di bevande alcoliche o gassate ed eccitanti come il caffè, lo zucchero bianco, i dolci confezionati, l’avena e segale.

Utili possono essere gli integratori alimentari a base di vitamina D, omega-3, omega-6, curcuma, quercetina, partenio, nicotinamide e metifolato di calcio. Un regime alimentare sano deve inoltre essere accompagnato da una costante attività fisica. Jogging, mountain bike o anche una semplice passeggiata quotidiana di almeno venti minuti al giorno possono essere un toccasana.

Commenti