Salute

Luspatercept, la nuova molecola contro l'anemia

Luspatercept ha dimostrato di ridurre il numero di trasfusioni necessarie dei pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia con un impatto significativo sul decorso clinico e sulla qualità di vita

Luspatercept, la nuova molecola contro l'anemia

Una nuova molecola capace di emancipare dal continuo bisogno di trasfusioni di sangue i pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia. La rivoluzione terapeutica che si sta delineando coincide con luspatercept, prodotto da Celgene ora parte di Bristol Myers Squibb, e già approvata dall' Agenzia Europea del Farmaco (EMA) in Europa sulla base di due studi pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Il farmaco, disponibile in tempi brevi, ha dimostrato di ridurre il numero di trasfusioni necessarie, con un impatto significativo sul decorso clinico e sulla qualità di vita. Anche perché l'anemia grave, spesso presente tanto nelle sindromi mielodisplastiche che nella beta-talassemia, costringe i pazienti da un lato a frequenti sedute in ospedale a causa del fabbisogno di globuli rossi, e dall'altro ad assumere quotidianamente una terapia ferrochelante per scongiurare che il ferro in eccesso possa danneggiare organi come cuore, fegato e pancreas.

Le sindromi mielodisplastiche e la beta-talassemia

Per meglio capire gli effetti di luspatercept è necessario spiegare prima che cosa si intende per sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia. Le sindromi mielodisplastiche sono un gruppo eterogeneo di tumori del sangue, in cui le cellule del midollo osseo non riescono a diventare cellule perfettamente funzionanti e sane ma si fermano a uno stadio immaturo.

"Sono definite malattie clonali perché il loro sviluppo è dovuto ad una singola cellula che, sfuggendo ai meccanismi di controllo, si moltiplica, dando origine a cellule alterate nella forma e nella funzionalità. I sintomi e il decorso variano in modo significativo in base al tipo di cellula ematica colpita", ha spiegato Valeria Santini, Professore di Ematologia all’Università di Firenze e Responsabile MDS Unit dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze.

Nei casi più gravi tali sindromi possono evolversi in leucemia mieloide acuta. Certo è che il loro minimo comun denominatore è provocare l'insufficienza midollare nei pazienti affetti, che a sua volta impedisce alle cellule del midollo di giungere a una maturazione completa. Le sindromi mielodisplastiche colpiscono per lo più persone anziane, con un'età media di 74 anni. Si stimano circa 4-5 persone colpite ogni 100mila abitanti.

"Anche la beta-talassemia costringe i malati a sottoporsi a trasfusioni di sangue ogni 2-3 settimane per tutta la vita e ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante, per evitare i danni causati dall’accumulo di ferro a organi vitali",ha sottolineato la Prof.ssa Maria Domenica Cappellini, Ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano. In Italia si stimano circa 7mila giovani adulti malati, di cui 5mila circa definiti trasfusioni dipendenti e 2mila non trasfusioni dipendenti.

Il ruolo della molecola luspatercept

Qui entra in gioco il ruolo di luspatercept, una molecola che ha la potenzialità per cambiare la storia della due malattie citate, riducendo la necessità delle continue trasfusioni. "Consiste in un farmaco iniettabile sottocute ogni 21 giorni, che il paziente in futuro potrà eseguire a casa", ha aggiunto la professoressa Capellini.

Luspatercept riduce l’eritropoiesi inefficace – ovvero la causa principale delle manifestazioni cliniche della talassemia – e consente la produzione di globuli rossi maturi. Può essere inoltre somministrato potenzialmente a tutti i pazienti colpiti da beta-talassemia, a differenza di altre opzioni disponibili come il trapianto di midollo, unica terapia che può condurre alla guarigione ma con il limite della disponibilità di un donatore compatibile, o della terapia genica, ancora da consolidare.

"Anche nelle sindromi mielodisplastiche – ha concluso la prof.ssa Santini – l’unica terapia definitiva è il trapianto di cellule staminali, praticabile solo in un numero limitato di casi e nei pazienti più giovani, al di sotto dei 70 anni". Nelle forme a più basso rischio, la linea cellulare più colpita è quella dei globuli rossi, con grave anemia che causa sintomi debilitanti.

La terapia, in questi casi, è costituita dai fattori di crescita dei globuli rossi come l’eritropoietina, dalle trasfusioni di sangue e dalla terapia ferrochelante. Solo in alcuni pazienti giovani con caratteristiche particolari di malattia e in buone condizioni generali è indicata la terapia immunosoppressiva per abbassare la risposta immunitaria. Luspatercept promette invece di aprire nuove prospettive, con l'intenzione di migliorare la qualità di vita dei pazienti.

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