Melanoma, perché gli uomini non devono sottovalutarlo

Aumentano le diagnosi di melanoma, tumore della pelle che può colpire a ogni età. Gli esperti ricordano: l'arma migliore per combatterlo è la prevenzione.

Melanoma, aumentate le diagnosi tra gli uomini negli ultimi cinque anni

Crescono i casi di melanoma. L’incidenza del tumore della pelle, nel 2020, è aumentato del 37% negli uomini e del 24% nelle donne rispetto ai cinque anni precedenti. Le più colpite sono le Regioni del Centro-Nord, il doppio rispetto al Sud. L’arma migliore? La prevenzione.

Proprio sui consigli pratici verte il webinar Mela Talk Connected, progetto nazionale di informazione alla seconda edizione, a cui partecipano oncologi, dermatologi, psiconcologi, pazienti, caregiver e cittadini e realizzato da Bristol Myers Squibb, con il patrocinio delle principali associazioni di pazienti: A.I.Ma.Me. (Associazione Italiana Malati di Melanoma), APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma), Associazione Melanoma Italia Onlus e Emme Rouge Onlus.

Tra le metodologie migliori per arginare il tumore della pelle, gli esperti ricordano l’uso di creme solari protettive e l’esposizione solare nelle ore in cui i raggi solari sono meno aggressivi. Soprattutto nelle prime settimane d’estate, quando la pelle non è ancora pronta, bisognerebbe evitare l’azione dei raggi nella fascia centrale della giornata, tra le ore 12 e le 15.

Melanoma, valutare i fattori di rischio

«Il melanoma è una delle forme di tumore in maggiore aumento negli ultimi anni in molti Paesi Occidentali – ha sottolineato la prof.ssa Paola Queirolo, Direttore Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. In Italia le differenze epidemiologiche riscontrate sono in parte riconducibili anche ad una maggiore tendenza da parte delle donne a proteggersi dai raggi solari con prodotti e dispositivi adeguati, a controllare la propria pelle e, in caso di lesione sospetta, a rivolgersi a un dermatologo per un controllo. Rivolgiamo un appello agli uomini che vivono nel nostro Paese, affinché non sottovalutino i rischi dell’eccessiva esposizione al sole. Tutti noi dovremmo prestare, infatti, molta attenzione e questa regola è valida tutto l’anno, non solo durante la bella stagione. Esistono poi delle categorie di persone considerate particolarmente a rischio come, per esempio, i neonati e i bambini. Il 10% dei pazienti poi presenta almeno un famigliare di primo grado colpito dalla stessa patologia oncologica. Grazie ad una maggiore attenzione alla prevenzione primaria possiamo ridurre il boom di casi di melanoma che stiamo registrando nella Penisola».

«C’è bisogno di maggiore informazione sul cancro e sui suoi fattori di rischio – ha ribattuto Monica Forchetta, presidente APaIM, ricordando l’importanza delle buone pratiche da seguire ad ogni età -. Soprattutto bisogna aumentare il livello di consapevolezza e sensibilizzare i più giovani che ancora troppo spesso ricorrono alle lampade abbronzanti o non usano la crema solare al mare o in montagna. La comunicazione è inoltre fondamentale per i pazienti che crescono di numero e che hanno continuamente necessità di essere aggiornati sulla malattia. Alla nostra Associazione arrivano molte domande sui nuovi trattamenti disponibili ma anche su aspetti della vita di tutti i giorni come la dieta, la riabilitazione o l’attività fisica. Ben vengano quindi le iniziative come Mela Talk che danno l’opportunità a malati e caregiver di dialogare direttamente con i medici specialisti».

Melanoma, dalla ricerca i nuovi metodi per combatterlo

Tumore della pelle, causato da una trasformazione dei melanociti, il melanoma ha colpito in Italia, solo durante lo scorso anno, oltre 14.900 persone (8.100 uomini e 6.700 donne). Attualmente, sono oltre 169.900 le persone sopravvissute alla diagnosi, un numero composto da 80.100 maschi e 89.800 femmine. Questa particolare neoplasia viene riscontrata su persone relativamente giovani, visto che l’età media della diagnosi è di 57 anni, con un caso su cinque negli under 40.

Le opportunità di cura, attraverso nuovi farmaci a disposizione tra cui le molecole immunoterapiche nivolumab e ipilimumab, sta conducendo a progressi validi in termini di sopravvivenza soprattutto nelle persone colpite dalla malattia in stato avanzato, ha ricordato la prof.ssa Queirolo: «Il 75% dei pazienti maschi e l’83% delle femmine riesce a guarire dalla malattia dopo 8-10 anni dal momento della diagnosi. Le cure tradizionali contro il cancro come la chemio o la radioterapia non sono molto efficaci e vengono quindi utilizzate soltanto in pochi casi specifici. La rivoluzione nella lotta al melanoma è avvenuta dopo l’introduzione delle terapie a bersaglio molecolare e dell’immuno-oncologia».

«Grazie a questi trattamenti, più del 50% dei pazienti con tumore metastatico può avere un beneficio a lungo termine. La ricerca scientifica prosegue e sta portando a nuove e più efficaci opzioni terapeutiche, come hanno evidenziato diversi studi presentati recentemente al congresso americano di oncologia medica (ASCO). In particolare, la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, ha dimostrato un netto vantaggio in sopravvivenza in pazienti con melanoma avanzato mai trattati prima. Il 49% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a 6 anni e mezzo e la sopravvivenza globale mediana è stata di 72,1 mesi, la più lunga finora riportata nel melanoma avanzato. Un risultato davvero importante se si considera che, prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a un quinquennio», ha poi aggiunto la prof.ssa Queirolo.

Melanoma, perché la prevenzione è sempre importante

Per la prof.ssa Queirolo, lo strumento offerto dalla prevenzione è un’arma da non sottovalutare in nessuna occasione nella lotta al melanoma: «Aumentano così le opportunità per i pazienti, che devono comprendere come adesso sia davvero possibile sconfiggere anche le forme più gravi di cancro. Infine la prevenzione primaria non si deve fermare nemmeno dopo la diagnosi del tumore cutaneo. Esiste, infatti, sempre il rischio di poter sviluppare ulteriori melanomi. Quindi anche chi ha già affrontato la neoplasia va educato sul ruolo di un’adeguata fotoprotezione da effettuare in caso di esposizione al sole. Sarà questo uno dei temi al centro delle prossime iniziative informative legate al progetto Mela Talk».

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