Nebbia cognitiva post Covid, che cos’è e come si manifesta

È uno dei strascichi dell’infezione da Covid-19. Si manifesta con la difficoltà di concentrazione e la confusione mentale e colpisce sia anziani che giovani

Nebbia cognitiva post Covid, che cos’è e come si manifesta

La nebbia cognitiva colpisce 1 persona su 20 in seguito all’infezione da Covid- 19. È uno dei tanti risvolti negativi provocati da questa pandemia. Colpisce il sistema neurologico in particolare le capacità cognitive. A soffrirne non sono solo gli anziani ma anche molti giovani. Non risparmia nemmeno gli asintomatici. La fascia d’età più colpita è quella che va dai 18 ai 49 anni.

Molti studi scientifici la considerano uno degli effetti della risposta immunitaria causata dal virus del Covid-19. Il virus in questione determina una vera e propria infiammazione dei vasi sanguigni che fanno affluire il sangue al cervello. Diversi ricercatori che si stanno occupando di questo disturbo specifico post Covid analizzando il liquido cerebrospinale dei pazienti si sono accorti della presenza di alcune cellule immunitarie che producono dannose sostanze tossiche per le cellule cerebrali. Si è addirittura riscontrata una notevole riduzione della materia grigia.

Come si manifesta

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I principali sintomi sono la difficoltà a concentrarsi e a ricordare cose e dettagli, la confusione mentale, la fatica nel portare a termine un impegno o un compito di tipo intellettuale.

È come una sorta di astenia che porta con sé anche un notevole senso di stanchezza generalizzato, misto all’apatia e alla mancanza di motivazione e volontà. Sono degli strascichi mentali simili a quelli provocati dalla monucleosi o dai virus dell’herpes.

Come si cura la nebbia cognitiva

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La nebbia cognitiva è un disturbo transitorio. La durata varia da soggetto a soggetto. Può anche perdurare per diversi mesi. Spesso tende a risolversi spontaneamente col passare dei mesi dall’infezione contratta. Alcune ricerche canadesi hanno dimostrato che la guarigione completa avviene in circa un mese. Questo è ciò che i ricercatori hanno riscontrato nella metà dei pazienti Covid.

Attualmente non esistono ancora linee guida specifiche in materia perché bisogna ancora analizzare il decorso di questo disturbo in base a controlli che avvengono nel corso dei mesi successivi alla malattia. Per lenire gli effetti dal punto di vista cerebrale può essere utile sottoporre i pazienti colpiti ad una preziosa riabilitazione cognitiva.

È un trattamento non farmacologico che serve per rallentare il declino cognitivo e a stimolare la memoria e l’attenzione. Si pratica con una serie di attività di tipo cognitivo rivolte a stimolare il cervello. Grazie ad esse si registra un aumento della capacità funzionale del cervello. la memoria e la capacità di attenzione risultano più performanti.

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