Parodontite: ecco perché aumenta il rischio di malattie cardiovascolari

Lo studio, guidato da Giulia Ferrannini, è un follow-up di una precedente ricerca sul medesimo tema

Parodontite, attenzione al rischio di malattie cardiovascolari

La parodontite, nota anche con il termine piorrea, è una condizione ad eziologia batterica che provoca l'infiammazione dei tessuti parodontali, ovvero quegli elementi che hanno il compito di mantenere i denti ben saldi all'interno della bocca. Secondo una ricerca guidata da Giulia Ferrannini del Karolinska Institute di Stoccolma e presentata all'ultimo Congresso della Società Europea di Cardiologia, questa patologia può essere associata ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, in particolare tra i pazienti con alle spalle una storia di infarto miocardico. Lo studio è un follow-up di una precedente analisi svedese (Parokrank) che aveva dimostrato come la probabilità di un infarto era significativamente maggiore nei soggetti con parodontite rispetto ai loro coetanei sani dello stesso sesso e provenienza.

L'indagine condotta da Ferrannini e colleghi ha cercato di capire se la presenza di parodontite, sia negli individui con infarto che senza (gruppo di controllo) fosse correlata ad un'aumentata possibilità di nuovi eventi cardiovascolari nel tempo. Alla stessa hanno partecipato 1.587 persone (età media 62 anni) che sono state sottoposte a un esame cardiovascolare e dentale tra il 2010 e il 2014. Tutti sono stati abbinati in base al sesso, all'età e all'area geografica. Lo stato dell'infezione è stato considerato:

  • sano (≥ 80% di altezza ossea alveolare rimanente);
  • moderato (79%-66% di altezza ossea alveolare rimanente);
  • grave (≤ 66% di altezza ossea alveolare rimanente).

L'endpoint primario di morte prevedeva diverse cause: infarto miocardico, ictus e insufficienza cardiaca grave. Durante un follow-up medio di 6,2 anni si sono verificati 205 eventi dell'endpoint primario, 158 casi di malattia cardiovascolare e 68 decessi. Gli scienziati hanno osservato che i pazienti con parodontite ai primi stadi avevano il 49% di probabilità in più di sviluppare patologie cardiovascolari rispetto a quelli sani. Il rischio cresceva con l'aggravarsi dell'infezione gengivale. Come mai? Si ritiene che il danno dei tessuti parodontali possa facilitare il passaggio dei germi nel flusso sanguigno.

«Il nostro studio suggerisce - ha concluso Ferrannini -che i programmi di screening dentale, compresi i controlli regolari e l'educazione sulla corretta igiene, sono in grado di prevenire i primi e i successivi eventi cardiaci». Ma quali sono i sintomi della parodontite? Essi si distinguono in precoci (alito cattivo, leggero sanguinamento gengivale, rammollimento e/o gonfiore delle gengive e tardivi (sanguinamento abbondante, alitosi marcata, recessione gengivale, eccessiva mobilità dentale).

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