Tumore, ecco come il vaccino potrebbe cambiare tutto

Molto presto potrebbe vedere la luce il primo vaccino che cura due specifici tipi di tumore: il melanoma e il sarcoma. Ecco cosa ha detto la ricercatrice a capo del progetto

"Presto avremo un vaccino contro il tumore"

Un vaccino contro alcune forme specifiche di tumore potrebbe non essere più un sogno ma diventare realtà: il "progettone" vede la guida di Maria Rescigno, docente di Patologia generale e prorettrice vicaria con delega alla ricerca di Humanitas University Milano.

Di cosa si tratta

Tra le esperte più in gamba nel settore, assieme a 50 tra ricercatori e studiosi, sta cercando di mettere a punto il primo vaccino terapeutico per migliorare l’immunoterapia contro melanoma e sarcoma metastatici. Allo studio prendono parte anche le università di Bologna, quella del Piemonte Orientale, Milano Bicocca e l’Istituto Pascale di Napoli. La ricerca è finanziata dall'Airc (Fondazione per la ricerca sul cancro). «L’immunoterapia ha cambiato la prognosi di alcuni tumori come il melanoma fino a poco fa considerati incurabili, tuttavia c’è ancora una percentuale di pazienti, circa il 40%, che non risponde a questi trattamenti che usano i cosiddetti inibitori dei check point immunitari», ha raccontato in un'intervista al Messaggero. In pratica, la docente spiega che si tratta di farmaci che tolgono il "freno" al sistema immunitario e lo indirizzano contro il tumore: in molti casi, purtroppo, non c'è risposta immunitaria e occorre un rinforzo.

"Ecco il vaccino anti-tumore"

Il rinforzo, in questo caso, è un vaccino che si sta cercando di mettere a punto e per questo non ancora disponibile. Fino a pochi anni fa impensabile, per il vaccino «utilizziamo una caratteristica della cellula tumorale. Che, di fatto, è una cellula stressata perché costretta a mutare in continuazione - spiega Maria Rescigno - Questa condizione la porta a esprimere antigeni che noi abbiamo selezionato attraverso molti esperimenti. Nella nostra ricerca ne abbiamo scelti otto. Sono come bandierine che indicano alle nostre difese quali sono i nemici da attaccare". Così come vale per tutti i vaccini anti-virus in commercio, anche questo stimola la risposta immunitaria contro uno specifico tumore per il quale "è progettato appositamente. In questo modo la terapia potrebbe agire con maggiore efficacia», sottolinea.

Gli studi sul Covid

La domanda può nascere spontanea: ma perché non si punta a un vaccino per prevenire il cancro piuttosto che curarlo? Scientificamente, in questo momento, «è più percorribile la strada che porta alla protezione da un virus come l’Hpv, il Papilloma. O, come abbiamo visto in questi anni contro il virus della pandemia». Purtroppo, la ricercatrice spiega che il cancro si manifesta in così tante variabili che sarebbe molto più complesso riuscire a trovare il modo giusto per prevenire la malattia.

Nei due anni di pandemia, però, la ricerca ha dovuto fare i conti con un ospite indesiderato, il Covid-19: ecco perché si è svolta parallelamente anche nella lotta a Sars-Cov-2. Gli obiettivi fissati dal gruppo di ricerca rimangono anche quelli di studiare tutte le varianti e come agivano in base ai pazienti «per analizzare la risposta immunologica. Abbiamo anche individuato tre parametri che permettono di prevedere l’evoluzione della malattia e, soprattutto, sono decisivi per il ricovero o no», spiega la Rescigno.

Infine, i colleghi del Messaggero hanno chiesto all'esperta quale (e se c'è) sia la differenza nel lavoro di uomini e donne nella ricerca. «La ricerca ha una sola lingua, in tutto il mondo. È oltre la differenza di genere e di latitudine. Ho sempre solo cercato di prendere a modello gli scienziati che avevano intuizioni ammirevoli, che pubblicavano lavori non ripetitivi», conclude.

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