La scarpa con la punta rialzata? Perché può salvare il nostro corpo

I benefici di questa caratteristica sono stati indagati con una ricerca internazionale pubblicata su Scientific Reports

Già presente un centinaio di anni fa nelle scarpe da lavoro, è stata introdotta da una decina di anni anche nelle calzature da atletica e non solo. Stiamo parlando della punta rialzata (in inglese toe spring) una caratteristica scelta per far sì che le dita dei piedi si trovino costantemente in posizione elevata rispetto al suolo e leggermente estese. Oggigiorno sono tante le scarpe dotate di suole spesse indispensabili per migliorare l'appoggio anche sui terreni più accidentati a scapito, tuttavia, proprio delle dita il cui piegamento è reso così impossibile o quasi. Mentre si cammina o si corre, l'impulso del polpaccio trasmette la sua forza all'avampiede nel momento esatto in cui il tallone poggia a terra. La punta rialzata, consentendo una riduzione di tale forza, permette di effettuare un movimento arrotolato (lo stesso che si sarebbe ottenuto a piede nudo) e di conseguenza di garantire una transizione maggiormente armonica durante il passo.

I benefici della cosiddetta "toe spring", fino ad ora mai confermati scientificamente, sono stati indagati con una ricerca internazionale pubblicata su Scientific Reports. Gli scienziati hanno scoperto che, rispetto a quelle con la suola piatta, le calzature provviste di punta rialzata garantiscono una riduzione dell'intensità muscolare. Lo studio, paragonando fra loro punte con rialzi differenti, ha focalizzato l'attenzione sulle conseguenze biomeccaniche relative ai muscoli di tutta la gamba. In media la curvatura che è possibile trovare sul mercato è di 15 gradi. I partecipanti hanno dapprima indossato scarpe realizzate appositamente per loro (curvature da 10 a 40 gradi) e poi un calzare tipo infradito. Una serie di sensori posti sulle ginocchia, sulle caviglie e sui piedi hanno rilevato nel mentre dati 3D sul movimento. Da ciò è emerso che il rialzo ha effetti benefici. Viene infatti ridotto il lavoro muscolare intorno alle giunture che connettono le ossa delle dita e del piede.

Ma la posizione delle dita non è l'unico fattore da prendere in considerazione. La punta rialzata, attraverso il meccanismo del verricello, agisce altresì sulla rigidità del plantare. Di conseguenza cambia la struttura dei tessuti, il plantare si arcua e si stabilisce una migliore connessione tra metatarso e tallone. La mobilità delle parti e la loro flessibilità, infatti, consente al piede di adattarsi al terreno e rende più efficiente la spinta propulsiva. Al contrario se un soggetto non possiede un'estensione metatarsica, invece di arcuare il piede è costretto a spingere il movimento fino alla punta delle dita con notevole stress per il polpaccio. Negli anni ciò si traduce nella crescita di strutture ossee e nella formazione dell'alluce valgo. La punta rialzata, però, a lungo termine potrebbe determinare un indebolimento dei muscoli del piede e causare così fasciti plantari. Gli esperti consigliano, dunque, di non indossare calzature "toe spring" tutti i giorni.

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