Tumore al seno, le cellule Treg ne favoriscono la crescita

A questa importante scoperta su uno dei tumori più diffusi sono giunti i ricercatori della Virginia Commonwealth University, guidati da Paula Bos

Il tumore al seno, ovvero la neoplasia più frequente del sesso femminile, si caratterizza per la formazione di un tessuto costituito da cellule che crescono in maniera anomala all'interno della ghiandola mammaria. Secondo recenti stime statistiche, circa una donna su dieci ne viene colpita nel corso dell'esistenza. Allo stadio iniziale, la neoplasia è confinata nel tessuto adiposo (Stadio 1). Successivamente può diffondersi nelle immediate vicinanze (Stadio 2) o estendersi ai tessuti sottostanti della parete toracica (Stadio 3). Lo stadio 4, infine, corrisponde al cosiddetto tumore al seno metastatico: le cellule cancerose hanno oramai raggiunto gli altri organi, in particolar modo il cervello, il fegato e i polmoni.

I ricercatori della Virginia Commonwealth University, guidati dall'assistente professore presso il Dipartimento di Patologia della Scuola di Medicina VCU Massey Cancer Center Paula Bos, hanno scoperto un tipo di cellule immunitarie, le cellule Treg o T regolatorie, che agisce come un importante motore della crescita del tumore al seno. Allo stesso tempo, questa tipologia cellulare previene l'accumulo di una specifica proteina, interferone gamma (IFN-g), che induce risposte antitumorali. Lo studio è stato pubblicato su Cell Reports.

Si definisce Treg una classe speciale di cellule immunitarie che possiede la capacità di sopprimere la funzione di altre cellule simili. Se in molti casi tale lavoro serve a proteggere l'organismo dalla reazione eccessiva a determinate molecole presenti all'interno del corpo, in altre circostanze, tuttavia, esso sopprime il compito del sistema immunitario di attaccare le cellule neoplastiche. Per questo motivo le cellule Treg abbondano nei tumori solidi, in particolare nel carcinoma mammario, e sono associate a decorsi peggiori.

Come già accennato, le cellule Treg inibiscono la produzione di interferone gamma (IFN-g) da parte dei linfociti T CD4, un tipo di globuli bianchi, incitando ulteriormente la progressione della patologia. L'interferone gamma ha potenti proprietà antitumorali, inclusa l'attivazione dei macrofagi, ovvero cellule in grado di prevenire la crescita del cancro. Dopo aver studiato i modelli di tumore al seno in cui le cellule Treg erano state distrutte, Paula Bos ha scoperto una maggiore presenza di IFN-g e la riprogrammazione funzionale dei macrofagi in cellule che combattono la neoplasia.

Secondo la ricercatrice, questi risultati confermano il potenziale delle terapie di trasferimento adottivo mediante l'utilizzo di macrofagi programmati con la proteina IFN-g per trattare con efficacia il tumore al seno. Il trasferimento adottivo consiste nel trasferire cellule esterne in un paziente per migliorare la funzione o la risposta immunitaria. «Il nostro lavoro - afferma Bos - solleva la possibilità che i globuli bianchi possano essere estratti dai malati di cancro, riprogrammati al di fuori del loro corpo attraverso una breve esposizione alla proteina IFN-g e reinfusi nel paziente, contribuendo alla generazione di risposte antitumorali».

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