Sarà più duro aprire un phone center Poteri ai Comuni su orari e permessi

Via libera in Commissione al pdl regionale, manca solo la votazione

Si annunciano tempi duri per i phone center della Lombardia. Manca solo il voto definitivo dell’aula, ma con il via libera ieri della Commissione Attività produttive, si stringono i tempi perché il nuovo progetto di legge regionale passi dalla carta ai fatti. Introducendo regole più severe per l’apertura degli esercizi di telefonia, piena competenza ai Comuni sia sulla scelta dei criteri e delle aree più adatte, sia per fissare gli orari di apertura e chiusura. Il pdl, che ha ottenuto il voto favorevole di Forza Italia, Lega Nord - promotrice del provvedimento - Alleanza Nazionale e Ds, con la sola astensione di Rifondazione comunista, fissa vincoli e criteri igienico-sanitari simili a quelli previsti per gli altri esercizi commerciali e limita i tipi di attività ammesse all’interno dei phone center. Diventerà più difficile, dunque, ottenere il permesso di aprire un centro, ma anche quelli già in attività avranno un anno di tempo per adeguarsi alle nuove regole, o rischieranno la chiusura.
«È una grande vittoria della Lega - hanno affermato i consiglieri lombardi del Carroccio Mauro Gallina, Giosuè Frosio e Monica Rizzi -, finalmente vengono stabilite regole chiare per i Comuni nei confronti di attività che finora rappresentavano in molti casi un vero pericolo. Ma avremmo preferito orari di apertura più ristretti e più severi». Fissare leggi nel settore, secondo i leghisti, era una necessità non più rinviabile «visto l’espandersi incontrollato di questi centri», circa 2.300 in Lombardia, 546 dei quali a Milano, «quasi sempre gestiti da stranieri e ad uso esclusivo degli immigrati. In troppi casi si sono dimostrati un ricettacolo di attività illecite, dal riciclaggio di denaro sporco, allo spaccio di falsi permessi di soggiorno, alla diffusione di propaganda integralista islamica». Ardemia Oriani dei Ds ha sottolineato che «un testo che all’inizio si presentava essenzialmente come un provvedimento di ordine pubblico si è poi tramutato nella regolamentazione delle attività di servizio, senza introdurre discriminazioni nei confronti degli immigrati». È un provvedimento, ha sostenuto il presidente della Commissione Carlo Saffiotti (Fi) «né buonista né cattivista, ma equilibrato. La Regione così valorizza la serietà degli operatori mettendo fuori gioco speculatori e avventurieri che facevano di questa attività una esclusiva fonte di lucro».
Osvaldo Squassina del Prc ha invece ammesso che «nel corso dell'iter il testo iniziale è stato profondamente modificato. Per gli orari di apertura e chiusura ad esempio si è tenuto conto non solo dei fusi orari ma anche dell’esigenza degli utenti di telefonare nei giorni festivi».

Permane tuttavia, ha proseguito il consigliere, «un punto per noi intollerabile, e per il quale ci siamo astenuti dal voto: non vogliamo che la polizia locale possa in qualsiasi momento entrare nei phone center e richiedere le generalità dei presenti, con l'obiettivo di schedature e con il rischio di favorire azioni intimidatorie verso i soggetti più deboli della società».

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