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Scambio di Dna (e di persona): a processo per furto, ma è innocente

Il caso di un 31enne albanese sotto accusa per 6 anni per un errore nel «match» del profilo genetico

Scambio di Dna (e di persona): a processo per furto, ma è innocente
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Un clamoroso scambio di dna trascina nella bufera giudiziaria un uomo innocente. Un 31enne, di origini albanesi, è stato costretto a subire un processo, durato sei anni, dopo essere stato accusato di un furto in una villa a Cilavegna, non lontano da Pavia, avvenuto il 2 agosto 2018. Erano stati portati via beni e preziosi per circa 30mila euro e qualcuno aveva anche cercato, senza riuscirci, di portare via armi e munizioni contenuti nella fuciliera blindata e l'autovettura all'interno della proprietà. La persona che ne ha fatto le spese però non aveva nulla a che vedere con questa vicenda.

A fare gli accertamenti scientifici, nell'indagine della procura di Pavia, era stato il Ris di Parma, che ha provveduto ai rilievi e al repertamento dei campioni biologici presenti sul luogo del furto. In particolare gli esami si erano concentrati su una sostanza ematica ritrovata sul davanzale e su materiale biologico presente su una bottiglietta d'acqua. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto di comparazione con profili già in possesso dei carabinieri, si decide di non procedere oltre e di intraprendere una strada diversa. Il reparto, infatti, tramite Interpol, decide di interrogare la banca dati e ottiene quelli di un profilo genetico conservato nella banca tedesca. Comunica al pubblico ministero la concordanza con il profilo, senza però individuarlo: c'è una legge del 2009 che prevede, per motivi di riservatezza, che la scheda con il nominativo venga associata ai dati relativi al profilo genetico solo dietro autorizzazione ad hoc.

L'accesso ai contenuti della banca dati è possibile solo dopo un provvedimento dell'autorità procedente (quindi, in fase di indagini, del pm). Questo può accadere in base al Trattato di Prum, che regola la materia della cooperazione internazionale in tema di trasmissione dei dati relativi ai profili genetici ed alle impronte digitali, nonché alle relative normative di recepimento emanate negli Stati membri. Le banche dati nazionali estere dei paesi che aderiscono conservano i dati in forma criptata.

Nonostante ciò e in assenza di prova su detta corrispondenza, il successivo 9 settembre, la Procura iscrive la persona con il profilo genetico corrispondente nel registro degli indagati e poi lo manda a processo. Solo al dibattimento (durante l'esame del maresciallo del Ris) si è riusciti a dimostrare l'assenza della prova grazie anche all'esame del generale Luciano Garofano: non vi è alcuna corrispondenza tra gli alleli dell'imputato e quelli del profilo tedesco.

Tutti i dati relativi all'estraneità dell'imputato già in fase di indagini erano già in possesso della procura, che ha proceduto comunque, anche in assenza dei dati tedeschi decriptati. L'imputato, difeso dall'avvocato Fausto Teti, ha dovuto sopportare un processo che non avrebbe nemmeno dovuto iniziare. Ed è stato assolto per non aver commesso il fatto.

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