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Il patto Mosca-Pci: rubare per il partito

Ci fu una serie di accordi fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista e fu allora che nacque il vero compromesso storico

Il patto Mosca-Pci: rubare per il partito
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Poiché a quell'epoca la maggior parte di voi non era ancora nata, pochissimi hanno una vaga idea di come andò la storia delle ruberie guidate dal Pci per corrompere tutta la democrazia italiana. Lo hanno spiegato Corrado Augias e Massimo D'Alema che hanno difeso in tv la grottesca tesi secondo cui "rubare per il partito" è cosa buona e santa, mentre mettersi in saccoccia i soldi delle tangenti è una lurida porcheria. Ecco come andò. Il Pci era ancora diviso fra rivoluzionari armati e fedeli discepoli di Jozef Stalin come il segretario Palmiro Togliatti. Nella divisione del mondo decisa a Yalta, l'Italia vinta fu assegnata alla sfera occidentale mentre i disgraziati Paesi oltre la Cortina di Ferro furono assegnati allo schiavismo russo. Il Partito comunista occidentale era il più forte d'Occidente e non del tutto convinto della necessità di accettare le regole di Yalta per non fare la fine dei comunisti greci schiacciati dagli inglesi. Restava ancora rovente dentro al Pci lo scontro fra rivoluzionari e chi accettava l'ideologia saggia e opportunista della cosiddetta svolta di Salerno. Ci fu una serie di accordi fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista e fu allora che nacque il vero compromesso storico: la Dc e i partiti di centro si sarebbero affidati a Togliatti per smantellare il nucleo armato del Pci in cambio della concessione allo stesso Pci di ricevere dall'Urss un cospicuo contribuito per vincere le elezioni violando la legge. Io raccolsi questa storia dal Presidente Cossiga che mi raccontò: "Noi della Dc consentimmo al Pci di incassare denaro da Mosca in totale violazione della legge. Gli americani dettero il loro consenso: quando l'emissario del Pci tornava da Mosca con una valigia riempita di dollari dal signor Ponomariov, lo aspettavano in aeroporto due emissari del Tesoro americano per verificare l'autenticità dei dollari. Noi accompagnavamo l'emissario di Mosca alla banca vaticana di Monsignor Marcinkus che provvedeva a cambiare le banconote e così fu fino alla caduta dell'Urss e anche durante la segreteria di Enrico Berlinguer".

Tutto era noto, tutto era criminale ma alla luce del sole. Il ministro Evangelisti, braccio destro di Andreotti, mi raccontò tutto e io pubblicai su Repubblica nel 1980. Mi disse: "Qua abbiano rubato tutti per adeguarci al privilegio del Pci perché i comunisti ci hanno consentito l'alibi di mungere miliardi dalle imprese e dagli americani". Quando lo scandalo di Mani pulite venne alla luce nessun procuratore aprì un'inchiesta.

E fu allora che quella meravigliosa macchina della menzogna che era il Pci tirò fuori la più turpe delle accuse: che gli altri partiti rubavano per le proprie tasche mentre "rubare per il partito" era una rara virtù. Per loro era più onesto rubare per alterare il consenso elettorale che mettere in casa il solito bidet d'oro.

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