«Se Berlusconi non avesse fermato Putin...»

Caro Kaladze, come va la vita a Tiblisi?
«È dura, molto dura. Qui c'è stata la guerra, i russi sono arrivati alle porte di Tiblisi, e alla guerra si è poi aggiunta la crisi. Stiamo rialzando la testa, siamo belli tosti».
Che ricordo ha di quei giorni?
«L'intervento del presidente Berlusconi. Non ci fosse stato il suo colloquio con Putin, non sarebbe stato esaltante lo sviluppo per il mio Paese. Non lo dimenticherò mai».
Ma lei è pronto a tornare a giocare?
«Ho superato l'ultimo test, mi sono allenato, il ginocchio destro è ok, sono caricato a mille per giocare contro gli azzurri».
A proposito di Milan, Galliani ha garantito che Kaladze è pronto a tornare terzino…
«Io appartengo ormai alla vecchia guardia e sento questo ruolo, ho 10 anni di anzianità ormai, il Milan mi ha dato tanto, è tutto per me, sono pronto a restituire. Ho fatto tanti ruoli: cominciai centrocampista, son passato terzino e poi centrale. Non ho problemi a cambiare mestiere in corsa».
C’è stato il rischio di lasciare il Milan?
«A un certo punto s'è messo in moto uno strano meccanismo. È spuntata la prima notizia di calciomercato e da lì alcuni giornali hanno cominciato a mettermi tra i partenti. Io nel frattempo non ho ricevuto una sola telefonata. A quel punto è intervenuto Galliani e il giochino si è fermato».
L'ultimo derby è stato il punto più basso raggiunto dal Milan?
«Il 4 a 0 brucia, non ricordo una sconfitta così pesante eppure di momenti difficili ne ho attraversati anch'io. Datemi dell'incosciente ma non sono preoccupato».
E allora cos'è?
«Ho visto lavorare il Milan nella settimana del derby, era un'altra squadra. Capita una serata sbagliata. Bisognerà non perdere la testa e rimettersi al lavoro».
Anche l'episodio del cambio tra Gattuso e Seedorf…
«Quel che ha fatto Clarence non va bene, non va bene nemmeno quel che ha fatto Gattuso. Parlare dopo è facile, dobbiamo cambiare subito registro perché siamo all'altezza di Inter e Juve e lo dimostreremo».
Nel frattempo Kaladze è all'altezza di Nesta e Thiago Silva?
«Sono felice per Sandro, è un grande campione ed è più forte di prima. Io non ero pronto, ho giocato l'ultimo derby, a febbraio, senza condizione, ora sono al 100%. Se sto bene fisicamente, non temo confronti».
Sarà possibile dimenticare Kakà?
«È andato via senza rimpianti Sheva, ha smesso Maldini, resisteremo anche a Kakà: il calcio e il Milan continuano».
Sheva a Kiev è finalmente felice?
«Ha rotto con Ancelotti quando il Chelsea non lo ha inserito nella lista Champions».
Lei a fine carriera tornerà a Tiblisi?
«Senza l'Italia non ce la faccio, mi dividerò. Ma nel frattempo ho ancora due anni di contratto».