Se la povertà diventa di moda

«Billions made homeless» i miliardi hanno creato i barboni, «Act fast» agisci in fretta, «Stop climate change» stop ai cambiamenti climatici. I messaggi campeggiano sulle T-shirt nere indossate da tre modelli che escono sul finale della sfilata di Vivienne Westwood. Sono tre volontari della Croce verde e portano con disinvoltura jeans e pantaloni arancioni con bande catarifrangenti. Sfilano e poi tornano in passerella spingendo una barella. Sdraiata sopra (in posa elegante) c'è Vivienne Westwood, la stilista inglese che da sempre ama stupire e a cui Palazzo Reale dedicò una retrospettiva un paio di anni fa. Fra gli applausi scende dalla barella con i suoi tacchi altissimi, abbraccia i tre ragazzi, e poi tutti gli altri modelli (quelli veri) che hanno sfilato su un tappeto di cartoni, con elementi che ricordano gli homeless (carrelli del supermarket, borse di cellophane, stuoie di «ondulato» infilate nel borsone). Abbracci, pacche sulle spalle: l'atmosfera è reale, poco patinata. Certo, la collezione che ha appena sfilato - completi rivisitati con tanto di kilt, pellicciotti ecologici o in mongolia, abiti multistrato e maglioni antifreddo, giacche infilate nei jeans e tute da lavoro arancione, chiari omaggi al mondo dei senzatetto - è molto convincente, ma il messaggio finale è un altro. Sta scritto sulle maglie. Maglie che la stilista non ha messo in vendita, ma ha prodotto in edizione limitata e regalato a mille senzatetto milanesi. «È la prima volta che delle maglie griffate vanno ai poveri. I ricchi queste non se le possono permettere», dice nel backstage Daniele Indi Tonani, tour operator milanese di 35 anni, da 7 volontario della Croce verde. Daniele è uno dei tre modelli non professionisti ingaggiati da «Lady Viv» per la sfilata di ieri. Come lui, anche Luca Leonetti e Gianmauro Nigretti. Luca ha 41 anni, una scrivania negli uffici finanziari del Sole-24 ore, e 10 anni di volontariato alle spalle. Gianmauro, che di anni ne ha 50, fa il commercialista e da 32, quando lascia l’ufficio, si toglie il completo grigio («anche se indosso sempre un capo di Vivienne», sottolinea) per infilarsi pantaloni e giubbotto arancione. Tutti e tre sono volontari per l'associazione nata in via San Vincenzo nel 1899 e ieri hanno sfilato, per la prima volta, sulla passerella del Museo della Permanente. Obiettivo, diffondere un messaggio etico: usare la moda per focalizzare l'attenzione su un problema reale: quello dei bisognosi, dei senzatetto e del global warming. «Usa quello che hai, non sprecare, compra meno ma meglio, per evitare inutili sprechi e aiutare il pianeta», spiega la stilista, che già cinque anni fa aveva disegnato delle t-shirt con il simbolo della Croce verde. Così, eccoli qui i tre «golden boy» della settimana della moda. Loro che una volta ogni dieci giorni salgono su un'ambulanza per soccorrere i bisognosi. «Dalle otto di sera alle sei del mattino, poi si va in ufficio», racconta Luca, appena premiato per i primi 10 anni di volontariato. «Non ci sono feste che tengano quando è il tuo turno, ma quando smonti sei più felice, perché hai aiutato gli altri». Le chiamate arrivano da ogni parte di Milano attraverso il 118: «Una volta ci chiamavano per gli incidenti stradali, oggi più che altro per soccorrere chi vive per strada, ma anche persone anziane che vivono sole». Una missione, insomma. Utile anche «per ribilanciare i valori della vita», dice Daniele. Con la sua agenzia organizza viaggi avventurosi sull'Himalaya: «Ho a che fare sempre con gente benestante, per la quale il guaio più grosso è la macchia sulla parete della stanza d'albergo! I problemi veri li vedi però sulla strada. E così ti senti anche parte della città». Anche Gianmauro, che da una vita lavora a contatto con i soldi, racconta: «Aiutare il prossimo è bello, e accresce la consapevolezza per la bellezza della vita». L'ultimo caso drammatico che gli è capitato se lo ricorderà a lungo. «Una settimana fa un padre di famiglia si è suicidato lasciando dei libri che spiegavano come fare investimenti finanziari, lui che si era tolto la vita per i soldi. Allora mi sono detto: bisogna fare qualcosa, non si può pensare solo ai beni materiali. Il messaggio che grazie alla Westwood lanciamo oggi è un primo passo». In passerella? «Ci siamo divertiti tanto: quando esci, la botta di adrenalina è la stessa di quando accendi le sirene», dice Luca. Ripetere l'esperienza? «Se tieni i piedi per terra e fai queste cose per far passare dei messaggi come questo, sì». E alla fine niente taxi, i tre modelli dal cuore d'oro se ne vanno sull'ambulanza.
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