Se lo storico vuole ricostruire il Muro

Lo storico Angelo D’Orsi rimpiange gli anni della guerra fredda. Dopo il 1989? Solo oppressione. "Chi si rallegrò per Berlino riunita fu incapace di vedere il futuro drammatico". L’America è il male assoluto. Da quando manca l’Urss spadroneggia"

Ah, se ci fosse ancora il Muro di Berlino sarebbe un sollievo. Il liberalismo, infatti, per niente soddisfatto della vittoria ottenuta per autoaffondamento del regime sovietico, ne ha approfittato per mostrare il suo volto incivile, preparandosi a nuove guerre, e a perseguire i suoi malvagi fini economici e spirituali. Altro che festa: avessero saputo a cosa andavano incontro, i tedeschi dell’est, in quel novembre del 1989, invece di scavalcare il Muro e andarsi a bere una birra a Berlino Ovest, se ne sarebbero stati a casa a meditare su un futuro di violenza e povertà.

Sono queste le tesi di 1989. Del come la storia è cambiata ma in peggio (Ponte alle grazie, pagg. 316, euro 16) di Angelo D’Orsi, storico molto noto in forza all’università di Torino e collaboratore del quotidiano La Stampa. Uno studioso che, se non altro, parla chiaro e non teme la polemica come dimostrato da alcune spericolate battaglie condotte in passato, come quella contro i «rovescisti» (copyright D’Orsi), ovvero gli storici e giornalisti abbacinati dal revisionismo, con tanto di elenco di nomi tanto simile a una lista nera.

Secondo D’Orsi, con tutti i limiti di «un sistema bloccato», ad esempio la totale mancanza di «libertà democratiche», «è evidente che non tutto quello che si era realizzato nell’Urss e nelle altre “democrazie socialiste” fosse da buttare». Quelle società «quanto meno» offrivano «una serie di garanzie ai ceti lavoratori». Tutto questo, di colpo, fu cancellato dal crollo dell’Unione Sovietica. Il comunismo fu liquidato in quattro e quattro otto, anche in Italia, colpa di Achille Occhetto, uno che non sapeva dove andare, e soprattutto di Walter Veltroni, il vero Attila della situazione, destinato a produrre la «ecatombe» della sinistra.

Gli «stolti» che «si rallegrarono» nella notte del 9 novembre 1989 di fronte alle immagini provenienti da Berlino non hanno capito che i vantaggi sarebbero stati inferiori agli svantaggi. Perso il freno e lo stimolo del socialismo, il capitalismo ha messo il turbo e sotto la guida imperiale degli Usa prodotto sconquassi. Morto un nemico se ne fa un altro. Ed ecco che gli americani si inventano l’islam. L’11 settembre 2001 non è stato un atto terroristico a tutti gli effetti. Infatti «senza cadere nel cospirazionismo», precisa D’Orsi, i fatti di quel giorno presentano «punti oscuri». Non è solo questo, è che la violenza contro i simboli dell’Iperpotenza «era generata secondo Baudrillard - e come dargli torto?- in qualche modo dallo stesso sistema e dalla sua onnipotenza». E gli americani hanno preso la palla al balzo per fare i gendarmi del mondo e dichiarare guerre unilaterali in nome del petrolio e del fanatismo religioso da «crociati».

Per D’Orsi c’è molto altro: gli Stati sovrani si sono messi al servizio delle multinazionali, la globalizzazione ha spaccato in due il mondo (Nord contro Sud), la democrazia si è svuotata di significato ed è diventata teledemocrazia in mano a populisti senza scrupoli, i poveri si sono moltiplicati solo che ora si chiamano precari, i ricchi sono sempre più ricchi, la finanza ha preso il timone dell’economia, i «migranti» sono perseguitati in quanto minacciano il nostro benessere.

Nel libro dello storico circola una vecchia idea: il socialismo reale (forse) era una frittata riuscita male. Ma l’idea era meravigliosa. E oggi che pare estinta se ne sente la mancanza. Sarebbe bello, per una volta, sentire una personalità della sinistra in vista, un Dario Fo, un Angelo D’Orsi, un Gianni Vattimo, affermare: lo ammettiamo, anche l’idea non era azzeccatissima. Secondo D’Orsi, la storia è cambiata in peggio dopo il 1989. Chissà cosa ne pensa chi col socialismo reale ha convissuto.

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