Una settimana e poi la resa: il direttore lascia «Avvenire»

RomaÈ il settimo giorno di una bufera che definisce «gigantesca» e Dino Boffo decide che non può più resistere alla guida di Avvenire. Scrive la parola dimissioni su una lettera inviata al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. E si scaglia contro «l’irragionevolezza e l’autolesionismo di questo attacco sconsiderato e barbarico» venuto da Il Giornale.
Boffo ha lasciato Milano per Roma, dove si decide la sua sorte. Si consulta con degli amici e arriva ad una «serena e lucida» decisione forse già mercoledì sera. Per ben due volte si è parlato della sua offerta del passo indietro, sempre respinta dalla Cei. E proprio mercoledì mattina lui stesso ha smentito le dimissioni ai suoi preoccupati redattori. Ma in poche ore, nella torrida fine estate romana, Boffo cambia idea. Forse, capisce un messaggio che viene da molto in alto, al di là della solidarietà ufficiale dai palazzi vaticani. «Stremato, distrutto», lo descrivono. E stavolta le dimissioni che firma sono «irrevocabili». Non solo dalla direzione del quotidiano dei vescovi dove è stato 15 anni, ma dall’emittente dell’episcopato Tv2000 e da Radio Inblu.
La lettera al cardinale-presidente è lunga e articolata. Spiega le sue motivazioni: «Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole». E il suo stato d’animo: «La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere». Lancia accuse: «L’attacco smisurato, capzioso, irritualmente feroce che è stato sferrato contro di me dal Giornale guidato da Feltri e Sallusti, e subito spalleggiato da Libero e dal Tempo, non ha alcuna plausibile, ragionevole, civile motivazione: un opaco blocco di potere laicista si è mosso». Si difende, definendosi «libero cronista», rivendicando la propria autonomia e serietà e assicurando di non aver mai avuto «pregiudizi negativi, neppure nei confronti dei governi presieduti da Berlusconi». Chiede, polemicamente: «Quale futuro di libertà e di responsabilità ci potrà mai essere per la nostra informazione?». Neppure una parola nel merito della vicenda che l’ha portato sul banco degli accusati, giudiziariamente e moralmente: la condanna per molestie, le voci sempre più insistenti su suoi comportamenti omosessuali liquidati come «una montatura».
Bagnasco accoglie «con rammarico» le dimissioni di Boffo e gli conferma, personalmente e a nome di tutti i vescovi, stima e «profonda gratitudine» per l’impegno svolto con «competenza, rigore e passione». Quello che l’ha colpito, afferma sua eminenza, è «un inqualificabile attacco mediatico».
È per essere più libero di difendersi, senza coinvolgere Avvenire, che Boffo dice di aver buttato la spugna. Lo spiegherà oggi nel suo ultimo editoriale, anticipa al telefono ad un membro del comitato di redazione di Avvenire, Domenico Montalto, che lo comunica all’assemblea dei giornalisti. Le dimissioni di Boffo, arrivate in mattinata al Cdr, sono inaspettate e scioccanti. La redazione vota all’unanimità un documento di solidarietà al direttore, colpito da «un’operazione di bassa macelleria giornalistica». Intanto, il Consiglio di amministrazione nomina ad interim alla direzione il vice Marco Tarquinio, che potrebbe essere confermato in breve tempo se non subentreranno altri candidati, come l’editorialista Mimmo Delle Foglie. Quella contro Boffo è stata «un’intimidazione alla libera stampa ed ai mezzi d’informazione cattolici», per i redattori di Sat2000, «che ha colpito, insieme a lui, i media sotto la sua guida», aggiungono e quelli di Radio InBlu. Di «gesto estremo a difesa della libertà» parla il segretario Fnsi Franco Siddi.
Stessi termini che usano le opposizioni per denunciare, come dice il segretario del Pd Dario Franceschini, «una regia di intimidazione nei confronti della stampa libera». Per Giuseppe Fioroni «i fautori della strategia della rappresaglia hanno ottenuto il primo scalpo». Felice Belisario dell’Idv attacca «un’inqualificabile operazione di killeraggio di cui ben si conosce il mandante». Antonio Di Pietro fa anche il nome: Berlusconi. Paradossalmente, dall’Udc Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione festeggiano una vittoria di Pirro: «Un cristiano vero, che ha dato una lezione morale, politica e istituzionale a tutti».
Gaetano Quagliariello del Pdl spera che le dimissioni di Boffo «possano contribuire a svelenire il clima». «Se si è dimesso - commenta il ministro della Difesa Ignazio La Russa - vuol dire che ha ritenuto opportuno farlo». Per Gianni Alemanno e Roberto Formigoni quello di Boffo è «un gesto di grande nobiltà».
Qualche espressione di solidarietà di troppo viene a Boffo dal mondo gay. Con Franco Grillini che dice:« Sarebbe stato meglio se Boffo avesse fatto anche autocritica. Ma ora si dimetta anche il vertice ecclesiastico responsabile di una linea omofoba».