Sfogo del sindaco di Predappio: "Basta turisti in camicia nera"

L'invito del sindaco Pd: "Turisti del fascismo restate a casa". Poi l'accusa: "Sono i nemici del futuro e noi le vittime di queste ondate becere"

Sfogo del sindaco di Predappio:  
"Basta turisti in camicia nera"

Predappio - La famiglia Mussolini abitava al primo piano mentre nello stanzone ai piedi della scala si trovava la bottega da fabbro del padre Alessandro. Poiché la casa non apparteneva alla famiglia, nell'arco di breve tempo si trasferirono in un'altra abitazione colonica della zona (l'attuale sede comunale). Nel 1923, a quarant'anni dalla nascita e a pochi mesi dalla presa del potere da parte del fascismo, la casa venne donata dagli abitanti di Predappio a Benito Mussolini. Fu allora che il Duce decise di trasformarla in una sorta di museo: una casa della propaganda che ancora oggi attira migliaia di nostalgici, militanti e curiosi. Ancora per poco, però. Il sindaco del paese, infatti, vuole chiudere le porte ai "turisti del fascismo". Il suo invito non lascia ombra di dubbio: "Restatevene a casa".

Addio al turismo nero "Turisti del fascismo, per favore, state a casa". Questo in sintesi l’invito del sindaco del Pd di Predappio, Giorgio Frassineti, alle migliaia di persone che ogni anno arrivano nel paese sulle colline dell’Appennino forlivese dove è nato Benito Mussolini, per manifestazioni nostalgiche in camicia nera, che si svolgono di solito in date definite, come quella di oggi, 29 luglio, anniversario della nascita del Duce. "Queste persone - ha detto Frassineti - sono i nemici del nostro futuro. Noi siamo vittime di queste ondate becere che volgarizzano la storia d’Italia e ci emarginano a causa di questo carnevale triste e surreale, che spesso si svolge nel cimitero, luogo di dolore dei predappiesi e che ha derive commerciali. Il nome del nostro paese è indissolubilmente legato a quello di Mussolini, ma vorremmo diventare un luogo dove si discute di storia e non il teatro di queste tristi manifestazioni".

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