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Sgominata baby gang dei colpi in metrò

In cella 18 minorenni, fermate altre 32 persone tra cui la banda che riciclava l'oro

Sgominata baby gang dei colpi in metrò
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Sul muro dello stabile Aler di via Ricciarelli, nella zona più popolare di San Siro, la grande scritta non lascia dubbi a chi avesse avuto problemi a orientarsi: «Nico». Ovvero il pregiudicato 32enne di origine romena che per gli investigatori della sezione «Antirapine» della Squadra mobile sarebbe a capo della famiglia di ricettatori - lui e la compagna risiedono abusivamente lì; i genitori di lei operavano da un altro appuntamento alla Barona, in via Don Primo Mazzolari - sarebbe a capo del giro di ricettazione e riciclaggio della refurtiva. Ovvero perlopiù catenine, collanine, ma anche qualche orologio di valore smerciati nelle loro mani come in una specie di «compro oro» mordi e fuggi a uso e consumo di giovanissimi malviventi. Ragazzi e ragazzini (ma ci sono anche due ragazze, entrambe nate in Italia) in particolare di origine egiziana, marocchina e libica autori di colpi e rapine (23 gli episodi ricostruiti con esattezza) in strada, lungo le vie e le piazze della movida, come corso Garibaldi e piazza Gae Aulemnti, ma scatenatissimi anche in metropolitana e a bordo dei mezzi pubblici. Oro e preziosi strappati e scippati da questi «maranza» da vittime scelte casualmente sul momento che poi Nico& co. acquistavano da loro pagandoli sul momento, secondo le valutazioni giornaliere dell'oro e dopo aver regolarmente pesato la refurtiva su appositi bilancini.

La maxi-operazione messa a segno ieri riguarda 18 ordinanze di custodia cautelare - 4 degli arrestati hanno, nel frattempo, compiuto i 18 anni durante le indagini - emesse dal gip Chiara De Iorio del Tribunale dei minori, tutte a carico di egiziani e marocchini, libici e italiani di seconda generazione, tutti accusati di rapina aggravata in concorso. E 32 fermi firmati dal pm Rosaria Stagnaro e dal procuratore aggiunto Bruna Albertini della Procura ordinaria: per otto indagati (sette dei quali, tra quale Nico e i parenti, sono romeni) si aggiunge l'accusa di associazione per delinquere.

L'inchiesta della questura di Milano è partita lo scorso luglio dalla rapina di un orologio Cartier che ha portato la Mobile sulle tracce dell'appartamento di via Ricciarelli, poi monitorato con telecamere nascoste e microspie per documentare l'arrivo della refurtiva, la trasformazione delle collanine per far sparire eventuali pietre incastonate e segni distintivi e infine il trasporto e lo smercio verso la Romania. In un paio di occasioni, a bordo di un furgone e ai gate dell'aeroporto bergamasco di Orio al Serio, i componenti della banda erano stati perquisiti e bloccati con qualche chilo d'oro nascosto.

Complesso il lavoro di identificazione dei singoli rapinatori, per i quali gli specialisti della Mobile hanno incrociato immagini delle telecamere di videosorveglianza, foto segnaletiche d'archivio, profili social, risultati del software Sari e riconoscimenti da parte delle vittime sugli album di foto di sospettati.

«Una operazione veramente molto positiva che ovviamente è stata studiata e guidata dalla Prefettura, dal Prefetto insieme anche a noi - ha dichiarato il sindaco Beppe Sala - Penso e spero che ci debba essere anche un atteggiamento fermo rispetto a questi ragazzi che da un lato vanno seguiti, educati, però dall'altro, quando sbagliano ripetutamente, e quelli fermati oggi hanno sbagliato ripetutamente, devono scontare la pena».

Sull'operazione della polizia milanese è intervenuto anche il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana: «Non mi preoccupano gli arresti ma la diffusione di una criminalità sempre più invasiva e

organizzata, questo è l'aspetto più preoccupante - ha detto il governatore -. È un problema che si faceva finta di non vedere, soprattutto da una certa parte politica. Adesso i nodi vengono al pettine e bisogna correre ai ripari».

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