Ennesimo scossone, questa volta davvero gigantesco, alla Biennale di Venezia. Ieri pomeriggio, mentre a Ca' Giustinian, proseguivano le ispezioni disposte dal Ministero della Cultura nell'ambito dell'organizzazione della 61/a Esposizione internazionale d'Arte, si è dimessa la Giuria internazionale della medesima. La Giuria presieduta da Solange Oliveira Farkas, il 23 aprile, appena nominata, aveva preso una posizione fortissima, relativa alle nazioni partecipanti all'esposizione. "Questa giuria si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte penale Internazionale". Anche senza riferimenti diretti era evidente la volontà di escludere dai Leoni d'oro e d'argento la Russia, che aveva annunciato la riapertura del suo padiglione, chiuso a partire dall'aggressione all'Ucraina, e Israele. Entrambi i Paesi infatti sono oggetto di procedimenti della Corte.
Una scelta che non poteva non provocare reazioni. La decisione ha infatti innescato la diffida degli avvocati dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru, rappresentante del padiglione di Israele. I suoi legali hanno annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'Uomo. L'artista, come ha spiegato proprio sulle pagine del Giornale, ritiene di essere vittima di discriminazione e ha ipotizzato anche profili di antisemitismo. Tanto che Fainaru è stato ascoltato direttamente dal ministro Alessandro Giuli. Poteva essere un'altra grana per gli ispettori del Mic, 4 funzionari guidati dal direttore generale della Creatività contemporanea del Mic Angelo Piero Cappello, ieri e l'altro ieri a Venezia. In questo caso il nodo principale sarebbe stato l'interpretazione del regolamento della Fondazione, per stabilire quali sono le reali facoltà dei giurati. Ma Solange Farkas, ZoeButt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi hanno fatto da soli dimettendosi, come annunciato nel pomeriggio di ieri da una nota della Biennale. Da Ca' Giustinian hanno cercato di correre rapidamente ai ripari. "In considerazione delle dimissioni odierne della Giuria Internazionale della 61esima Esposizione Internazionale d'Arte indicata da Koyo Kouoh, nonché dell'eccezionalità della situazione geopolitica internazionale in corso, la Biennale ha deciso che la cerimonia di premiazione già prevista per il 9 maggio, si terrà il 22 novembre, ultimo giorno di apertura ai visitatori". E per di più con un cambiamento nel meccanismo dei premi: "La Biennale ha di conseguenza deciso di istituire due Leoni dei visitatori da attribuire: al miglior partecipante della 61esima Esposizione In Minor Keys di Koyo Kouoh e alla migliore Partecipazione Nazionale della 61esima Esposizione. Potranno votare i Leoni dei Visitatori i titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell'arco temporale dell'apertura". Quindi nessuna giuria, possibilità di premiare tutti i 100 Paesi presenti nella lista dei partecipanti, Russia e Israele compresi, e tutti gli artisti con premi "alternativi". Una soluzione creativa che è stata apprezzata da Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, e dal vicepremier Matteo Salvini per il suo essere "pop". È intervenuto anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar: "Congratulazioni alla giuria internazionale per le dimissioni. Il messaggio è chiaro: non c'è posto per la politica, i boicottaggi e l'antisemitismo nel mondo della cultura".
Ma restano aperti gli altri problemi. A partire dall'ispezione. Punterebbe a ricostruire l'intero iter decisionale che ha portato alla definizione dell'edizione 2026. Sotto la lente di ingrandimento soprattutto il ritorno della Russia, sotto sanzioni per l'aggressione all'Ucraina, intenzionata a riaprire il proprio padiglione di proprietà ai Giardini seppur per soli tre giorni, per poi chiuderlo dal 9 maggio, giorno dell'inaugurazione ufficiale. Questa scelta ha causato le perplessità anche della Ue che ha ritirato i suoi finanziamenti alla Biennale (2 milioni). Quanto al disappunto del governo italiano per la presenza russa ieri è intervenuta persino il Presidente del consiglio Meloni: "Posso dire che la scelta che è stata fatta, segnatamente al padiglione russo, è una scelta che il governo ha dichiarato di non condividere. Dopodiché la Biennale è un ente autonomo e quindi su questo, per carità non mi esprimo. Buttafuoco è una persona capacissima. Ma io questa scelta non l'avrei fatta". Il Ministero della Cultura ha poi precisato, nell'identità di vedute del Ministro Giuli con la Premier che "non è mai stato nelle intenzioni del Ministero commissariare il presidente della Biennale.
Il Mic si è limitato a chiedere e ottenere documenti amministrativi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue" sul rispetto del quadro sanzionatorio verso la Russia. Quanto alle dimissioni della giuria, per il Mic riguardano "esclusivamente la potestà autonoma della Biennale di Venezia".