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L’uomo che ha piantato da solo una foresta più grande di Central Park

Mentre la politica internazionale annega nei vertici sul clima, in India c’è un tizio che agisce: ha seminato un albero al giorno, per 40 anni di fila

L’uomo che ha piantato da solo una foresta più grande di Central Park
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Il sole sorge pigro ma già rovente sulle acque limacciose del Brahmaputra, nello stato dell'Assam, estremo nord-est del subcontinente indiano. Qui, dove la forza primordiale del fiume divora incessantemente la terra, un uomo compie il suo quotidiano, solenne rito laico. Si chiama Jadav Payeng. Il suo nome riecheggia oggi nei consessi internazionali dell'ecologia, fresco di nuovi e prestigiosissimi riconoscimenti che lo innalzano a simbolo globale. Eppure, ben distante dal clamore mediatico, Jadav indossa le sue vesti abituali, semplici e impolverate, e affonda le mani nude nel terreno umido.

Tutto ha inizio in un preciso momento storico. Corre l'anno 1979. La siccità e le devastanti inondazioni trasformano i banchi di sabbia dell'isola fluviale di Majuli in un desolato cimitero di rettili. I serpenti muoiono a centinaia sotto il sole implacabile, privati di ogni riparo. Davanti a questa ecatombe silenziosa, i rappresentanti delle istituzioni offrono esclusivamente scrollate di spalle e un consiglio sbrigativo: piantare arbusti di bambù per consolidare il suolo. Jadav accoglie quell'indicazione e la trasforma, giorno dopo giorno, in una missione vitale ed epica. Da quel preciso istante, ogni singolo mattino, Jadav pianta un albero. Un seme, un germoglio, un ramoscello conficcato nella sabbia arida. Oggi, non per caso, lo chiamano “Forest Man”.

Quattro decenni scorrono al ritmo inesorabile delle stagioni monsoniche. Quella distesa un tempo sterile di detriti e polvere porta oggi un nome denso di significato: la Foresta di Molai, dal soprannome del suo creatore. Parliamo di un polmone verde rigoglioso di cinquecentocinquanta ettari. Un'estensione immensa, superiore per dimensioni al celeberrimo Central Park di New York. Un miracolo botanico e ingegneristico, scaturito dal sudore, dalla fatica e dalla dedizione assoluta di un singolo individuo armato unicamente di pazienza e semi.

Nell'epoca dell'emergenza climatica conclamata, mentre i leader globali si riuniscono in vertici patinati e producono fiumi di dichiarazioni programmatiche, l'esistenza di quest'uomo rappresenta un monito pulsante. Jadav agisce mentre gli altri dissertano. Il suo ambientalismo si misura concretamente in radici, tronchi e fronde. Grazie alla sua ostinazione, la biodiversità fa il suo trionfale ritorno in un habitat apparentemente perduto. La foresta ospita attualmente esemplari magnifici di tigri del Bengala, rinoceronti indiani, cervi, scimmie e una miriade variopinta di specie aviarie. Persino maestosi branchi di decine di elefanti visitano la riserva ogni anno, trovano riparo prolungato e danno alla luce i loro cuccioli sotto la cupola protettiva degli alberi innalzati da questo gigante silenzioso.

Le onorificenze e i premi, giunti copiosi a incoronare la sua opera e rinnovati proprio in questi giorni da una pioggia di tributi internazionali, celebrano giustamente la grandezza di questa impresa eccezionale. L'uomo capace di creare da solo un intero ecosistema trasmette al mondo una lezione fondamentale. Jadav Payeng rifugge la retorica dell'eroe e l'autocompiacimento tipico del nostro tempo. Rimane ostinatamente fedele al suo patto originario con la terra madre. Continua a svegliarsi all'alba, seleziona i semi migliori, sceglie il lembo di suolo adatto e instilla nuova vita nella polvere.

Risulta l'antidoto perfetto al cinismo dilagante e al disfattismo ecologico. Di fronte alla devastazione ambientale globale, la risposta di Jadav appare disarmante, umile e formidabile nella sua potenza rigeneratrice: prendersi cura del mondo intero, un singolo albero alla volta.

La natura, quando trova un alleato così devoto, restituisce bellezza e speranza moltiplicate per mille. E la foresta di Molai respira, si espande e testimonia come bastino piccoli gesti ripetuti con dedizione per cambiare davvero le cose.

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