Anche il nichilismo scende in piazza. Con le statue del dissolvimento

Le opere di Vezzoli, Stifano, Cattelan e Viale fra parassitismo e blasfemia

Anche il nichilismo scende in piazza. Con le statue del dissolvimento

«L'arte è il contromovimento che si oppone al nichilismo», così parlò Friedrich Nietzsche che nei suoi tanti libri ha profetizzato tante cose ma non l'inversione di senso operata da Marcel Duchamp nel 1917, col famigerato Pisciatoio. Da allora tanta arte contemporanea, al contrario, fiancheggia, sostiene, perfino anticipa il nichilismo. Adesso, dopo oltre un secolo, non c'è nemmeno più bisogno di frequentare biennali e gallerie per imbattersi in opere che celebrano il crollo dei valori. Basta farsi una bella passeggiata. L'altro giorno ero a Milano e per caso sono passato da piazza degli Affari e appena ho alzato la testa dal maledetto smartphone mi è apparso il Dito Medio di Maurizio Cattelan. Ma come, ancora qui? Quando venne eretto pensavo che sarebbe durato poco, che la sua oscena presenza sarebbe presto risultata intollerabile a tutti. Illuso. Illuso anche il protagonista del nuovo romanzo dello storico dell'arte Carlo Vanoni (I cani di Raffaello, Solferino), secondo il quale «la nostra è la prima epoca in cui l'arte non fa mondo. È un'epoca priva di arte declinata al presente». Quel dito lo smentisce. Quel dito colossale è un dito epocale, col presente c'entra eccome e infatti è instagrammatissimo, sono tutti lì a fotografarlo. Ma cosa significa in particolare? Ho scritto subito al filosofo Sossio Giametta che di nichilismo (e di Nietzsche) è superesperto: «È il segno di una rovinosa e sempre crescente disintegrazione e decadenza». Decadenza dell'arte? Non soltanto, siccome le opere di Cattelan (Giametta cita inoltre l'orrenda Tre bambini impiccati) sono «accompagnate da segni di rovina e decadenza irrefrenabile anche in politica e morale».

Segno di quale specifica decadenza sarà il Leone Frankenstein che Francesco Vezzoli ha appena collocato in piazza della Signoria a Firenze? Il mostro rampante dell'artista bresciano, statua formata con pezzi di varie epoche, è un pastiche o meglio un pasticcio, un assemblaggio o meglio un accrocchio, una citazione o meglio una copia, un divertimento o meglio una buffonata. È stato definito un ready-made che per qualcuno è un complimento, per me e per l'estetologo Paolo D'Angelo non proprio: «Il ready-made ha un carattere intrinsecamente parassitario. Esso vive alle spalle dell'arte tradizionale» (leggo in Ars est celare artem pubblicato da Quodlibet). Il parassitario Vezzoli si prende molto sul serio, arriva a dire che il suo leone è una protesta contro la cancel culture. Da un sostenitore del ddl Zan, il disegno di legge omosessualista che si proponeva e forse si propone ancora di cancellare le basi della cultura cristiana ed ebraica, insomma la Bibbia, è qualcosa che non si può sentire.

A questo punto mi si potrebbe chiedere se al nichilismo oppongo il naturalismo. Dipende. In piazza Belgioioso, sempre a Milano, mi attira la nuova Cristina Trivulzio di Giuseppe Bergomi, in altre piazze vedrei con piacere sculture di Giorgio Conta, Mauro Cornini, Peter Demetz, Bruno Walpoth, non tutti così naturalisti, mentre non solleciterei nuove commissioni a Emanuele Stifano, autore della Spigolatrice apparsa sul lungomare di Sapri in un nugolo di polemiche riguardanti le natiche vistose: più che naturalista, kitsch. Chiedo un parere a Nicola Verlato, l'artista oggi intellettualmente più attrezzato in materia di figura umana: «L'intento non è da condannare, anzi è da vedere in termini positivi, ma proprio per non prestare il fianco alle smanie iconoclaste la critica alle evidenti debolezze dev'essere fatta. Al posto dello scultore va accusato il sistema educativo italiano: nelle accademie la scultura non si insegna più». E Cattelan professore onorario all'accademia di Carrara? «La sua Respiro in mostra all'Hangar Bicocca è un ectoplasma senza forma, scolpito in modo sommario con scanner 3D...».

La passeggiata fra le nuove statue del dissolvimento, della decadenza terminale, potrebbe concludersi a Torino, stavolta non in una pubblica piazza, bensì in un pubblico museo. Fabio Viale, virtuoso dello scalpello e della smerigliatrice, espone all'Armeria Reale (fino al 9 gennaio 2022) Lorica, sorta di corazza di marmo modellata sul torso di Federico Lucia in arte Fedez. Vi sono riprodotti anche i tatuaggi del cantante, compreso quello blasfemo con Gesù sul basso ventre. Credo valgano le parole che mi ha detto il filosofo Flavio Cuniberto sul nichilismo artistico in generale, un'arte in cui «la trasgressione si consuma tutta sul piano dell'immagine, cioè sul piano dell'irrealtà. È una trasgressione immaginaria che si spaccia per trasgressione reale, una finzione ludica che non ammette di essere finzione ma si pretende gesto politico. Questo non ammettere la propria natura di finzione è nichilismo». Intorno alla corona di spine di Cristo tatuata sulla pelle di Fedez così come sulla scultura che rappresenta Fedez c'è una scritta che finge di essere spiritosa: «Oh my God!».

Che Dio li perdoni, se non sanno quello che fanno: ma qualcuno di loro secondo me lo sa benissimo.

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