Andrea De Spirt ci porta in viaggio nella grande isola letteraria dentro di noi

Un esordio potente per un autore di razza che è un geografo dell'anima

Andrea De Spirt ci porta in viaggio nella grande isola letteraria dentro di noi

Luoghi che non hanno nome perché non serve, personaggi che non hanno nome perché non c'entra: il romanzo d'esordio di Andrea De Spirt Ogni creatura è un'isola (Il Saggiatore, pagg. 188, euro 19) è un libro che ci porta al di là della narrativa dei giovani autori (De Spirt è del 1989) perché ogni sua pagina è letteratura. Se gli scrittori contemporanei, tranne rare eccezioni, si sono persi nelle storie, nelle trame, della narrazione De Spirt dimostra come la letteratura sia ancora viva: come con la letteratura si possano reinventare, sperimentare nuovi limiti di scrittura senza cadere nelle inutili avanguardie d'accademia. De Spirt si riappropria della letteratura, fa sua ogni frase, ogni riga, ogni parola: la prende tra le mani, la plasma, la cesella. Un esordio così in Italia non lo leggevamo da anni. Andrea De Spirt può essere annoverato tra contemporanei che, non solo per età, sono considerati le voci forse più potenti della moderna letteratura italiana: Edgardo Franzosini e Francesco Permunian su tutti, anche loro geografi e geologi della parola, come De Spirt, di una letteratura che non lascia segni ma lividi.

E se i due scrittori citati sono per certi versi più formali De Spirt gioca con la parola scritta come potevano fare i surrealisti francesi o come fanno i post-modernisti odierni americani. Si legge De Spirt non tanto per la trama - una storia universale alla ricerca di un fratello perduto, di un'isola che non c'è, di un'Itaca che quando approdi ha mutato i propri misteri- ma proprio per come riesce a trasformare il corpo della parola in trama. Ed è questo il segreto di un romanzo che meriterebbe di essere candidato al Premio Strega: non avrebbe concorrenti talmente nuova è l'aria che porta da spazzare finalmente via giochi di potere, amici della domenica, consorterie.

In Ogni creatura è un'isola non ci sono capitoli, ci sono paragrafi: brevi a volte brevissimi, fulminei, dei calligrammi alla Apollinaire, ma che al contempo servono a scandire le scene del romanzo come in una sceneggiatura dove lo scrittore è il regista che ci cede il posto: al lettore aprire un mondo, e qui sta la Bellezza, di ogni frase che si percepisce è stata scritta con l'istantaneità del classico.

Sono frasi che ci fanno riconciliare con la Letteratura perché raccontano un'indagine esistenziale che solo in apparenza è alla deriva. «Noi siano esplosi così: nella teoria, mai nella pratica, cancellati dalla nostra incapacità di esistere per davvero» recita una frase tra le moltissime da sottolineare: sembra complessa, inintelligibile, ma soltanto perché noi esseri umani non vogliamo capire che ogni giorno, ogni istante noi sopravviviamo perché facciamo finta. Attraverso lo sguardo del protagonista - trasferitosi su un'isola remota sperando di trovare risposte sulla scomparsa del fratello F, forse suicida - Andrea De Spirt dona davvero una nuova dimensione alla solitudine, alle opere e alle vite incompiute. Un romanzo che è la storia di una lite d'amore con il mondo, la storia di un ragazzo che si domanda sempre «Cosa facevo mentre morivi?» perché tutto il resto sono giorni che passano, scoperte, emozioni eppure non sono altro che una «cronologia della polvere». Ogni creatura è un'isola titolo che richiama ad una poesia di Francesco De Gregori- è un romanzo sulla bellezza dell'individualità che non diventa mai individualismo, un diario di bordo con i paragrafi numerati che diventano le coordinate emotive di chi vuole diventare adulto in un mondo adulterato. Il romanzo di un geologo della vita, di un uomo che è diventato tale ma solo quando diventa inchiostro.

Ed è questo che manca oggi nei romanzi contemporanei: il coraggio di essere sé stessi.

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