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Dopo Breaking Bad c'è Better Call Saul: così si chiude il cerchio

Su Netflix si concludono le "avventure" di Saul Goodman. Lo spin-off di Breaking Bad scrive il capitolo finale a un franchise che ha macinato un consenso dopo l'altro

Dopo Breaking Bad c'è Better Call Saul: così si chiude il cerchio

Il 16 agosto scorso, con un episodio da antologia, è calato il sipario su Better Call Saul, serie che funge da prequel a Breaking Bad. Dopo sei anni di avventure – alcune di queste anche al limite dell’assurdo – è stato scritto il finale su una tra le produzioni televisive più celebri degli ultimi anni. Anche se è nato da una costola di Breaking Bad – la serie malavitosa con Brian Cranston su un professore di chimica che diventa un fornitore di una purissima metanfetamina -, lo show ha camminato fin da subito con le sue sole gambe, proponendo al pubblico uno sguardo completo e ancora più accattivante ai personaggi creati di Vince Gilligan. Il primo episodio di Better Call Saul risale al febbraio del 2015, arrivando in Italia e su Netflix solo dal 2016, diventando poi un punto fermo per il catalogo del colosso dello streaming.

Dopo sei stagioni e 63 episodi, Better Call Saul si accommiata dal pubblico con i fuochi d’artificio, regalando un finale di ampio respiro, risolutivo e che difficilmente verrà dimenticato. Così bello che, in molti, hanno azzardato che l’ultimo episodio sia migliore rispetto a quello di Breaking Bad. Forse è troppo presto per tirare le somme, ma una cosa è certa: Better Call Saul ha chiuso un cerchio. Segna la fine e – forse – un nuovo inizio per la tv di qualità che sfugge dai meccanismi di mercato. Perché è un cult senza precedenti? Perché sa essere sia una commedia che un drama cupo su un uomo in cerca di rivalsa.

L’avvocato colluso con la malavita, di cosa parla Better Call Saul

La serie prende le redini lì dove è finito Breaking Bad. L’ex avvocato Saul Goodman (Bob Odenkirk) è in fuga e vive a Omara in Nebraska sotto faso nome. Lavora in un negozio di Cinnamon in un centro commerciale e trascorre una vita tranquilla, lontano da loschi traffici illeciti. È di sera, però, che i fantasmi del passato tornano a disturbare la sua quiete. Così la storia compie un balzo indietro ai tempi in cui Saul era ancora Jimmy McGill e prima ancora di essere fagocitato dalla sua fame di soldi e potere. La storia, infatti, mostra come ha vissuto Jimmy prima che diventasse Saul, raccontando la sua vita da avvocato squattrinato e di poco successo. Insieme a suo fratello Chuck, che soffre di una forma di elettrosensibilità, cerca di trovare il modo di restare a galla, ma con scarso successo. Proprio a causa del suo carattere esuberante, Saul imbocca una strada senza via di uscita, diventato poi un avvocato disposto a tutto pur di non perdere nemmeno una causa in tribunale, arrivando persino uccidere i suoi avversari.

Lo spin-off che supera il "maestro"?

Una serie di grande successo che nessuno, almeno all’inizio, ha creduto potesse diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Grazie a una narrazione incisiva, che si è presa però i suoi tempi per esplodere poi con veemenza, grazie a una storia che miscela il dramma umano alla commedia dissacrante, e grazie a un protagonista pennellato come un uomo intelligente ma dal carattere schivo, la serie ha trovato spazio nel cuore del pubblico e non solo tra i fan di Breaking Bad. Anche se Better Call Saul nasce come spin-off, è sia un prequel alle vicende di Water e company, ma è anche un sequel alla serie cult di ultima generazione. È come se fosse un ibrido e, questa miscela, ha funzionato. Di così grande impatto che, a volte, la narrazione è stata così incisiva che ha toccato picchi di tensione mai visti prima. È comunque uno spin-off, una serie nata per cavalcare il successo di un’altra serie tv, eppure Better Call Saul non è una minestra riscaldata. Anzi, propone uno sguardo nuovo su tutta la vicenda.

Il significato che c’è dietro Better Call Saul

Il personaggio appare per la prima volta nella seconda stagione di Breaking Bad, per l’esattezza nell’episodio 8 andato in onda in America nell’aprile del 2009. Viene presentato come uno strambo avvocato che riesce a salvare molti delinquenti da situazioni compromettenti. Il titolo della serie – che tradotto significa Meglio Chiamare Saul – fa riferimento a uno spot pubblicitario di finzione che è stato trasmesso nella tv locale di Albuquerque con una certa assiduità. Nel breve spot, l’avvocato propone soluzioni economiche e discrezione di fronte agli occhi della legge. Entrato nella serie in punta di piedi, diventa poi un personaggio fisso dalla terza stagione di Breaking Bad, restando nel cast fino all’ultimo episodio.

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La serie nasce (ufficialmente) nel 2009

L’idea di scrivere uno spin-off nasce fin da subito a Vince Gilligan che comincia già a lavorare alla sceneggiatura durante la lavorazione della terza stagione di Breaking Bad. Anche se la AMC – la rete americana che ha trasmesso entrambi gli show – non ha approvato immediatamente lo script, lo sceneggiatore ha continuato a lavorare al progetto. All’inizio c’era l’idea di proporre una serie prequel, con episodi della durata di trenta minuti, che potesse focalizzarsi, appunto, su Saul, e che avesse i toni di una commedia. Le cose sono cambiate in corso d’opera. Dato che il personaggio è diventato poi molto dark rispetto alla sua prima apparizione, si è deciso di miscelare la commedia al dramma criminale e raccontare una storia che potesse essere un sequel ma anche un prequel. Approvata nel 2012, solo nel 2014 è stato prodotto il primo episodio e trasmesso un anno dopo la fine di Breaking Bad.

39 candidature senza mai vincere un Emmy

Baciata dalla critica, da ottime recensioni e diventata virale sui social, di fatto Better Cal Saul non ha mai vinto un premio durante la Award season. In sei anni di programmazione è stato candidato ben 39 volte agli Emmy Award nelle categorie più importanti. Eppure, nonostante ciò, non ha mai portato a casa un premio. La sconfitta non ha fatto timore a nessuno. Anzi, lo show ha continuato a macinare consensi e ad apparire tra le prime pagine dei giornali televisivi più blasonati.

Perché vedere la serie su Netflix

Tutte e sei le stagioni sono disponibili in streaming per una lunga maratona. Di sicuro non è una serie facile da digerire, dato che ha una narrazione complessa e sfaccettata, ma regala grandi soddisfazioni. Curata sotto tutti i punti di vista, merita di essere vista per immergersi in un racconto da capogiro, senza vinti e vincitori. Dedicata a chi è in cerca di un dramma legale fiori dagli schemi.

Prima di Better Call Saul c’era solo Walter White

La storia di Saul non sarebbe esistita senza Water, Jesse e tutti i personaggi che hanno animato le vicende di Breaking Bad. Annoverata tra le 100 serie più belle dell’ultimo ventennio, è al tredicesimo posto tra quelle più belle degli ultimi tempi, secondo il Writers Guild of America. È nata in un periodo di grande espansione per la serialità della tv via cavo. In un momento in cui c’era ancora la voglia di osare e di proporre qualcosa di nuovo. Fulminante è stato l’esordio nel febbraio del 2008. Andata in onda fino al maggio del 2013, oltre a Better Call Saul ha avuto anche un’appendice cinematografica. Risale all’ottobre del 2019 il film El Camino, che si focalizza sul personaggio di Jesse Pinkman.

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