Le donne "emancipate" diventano un cliché

Arriva su Amazon Prime Video la nuova versione della fiaba di Cenerentola: si tratta di una versione musical, arricchita da ottima musica pop, ma appesantita dai toni edulcorati e buonisti

Le donne "emancipate" diventano un cliché in Cinderella

Debutterà il 3 settembre su Amazon Prime Video Cinderella, l'ennesima versione della classica fiaba incentrata su una povera ragazza costretta a fare da domestica in casa propria. La nuova trasposizione vede la cantante Camila Cabello indossare i panni della Cenerentola del titolo: una scelta che risulta non solo ovvia ma necessaria, dal momento che la pellicola prodotta da Sony Pictures e diretta da Kay Cannon è un'opera musical. Un musical non proprio tradizionale, dal momento che non si affida a canzoni originali, ma spazia nel mondo della cultura pop, utilizzando brani di Ed Sheeran, dei Queen e anche di Jennifer Lopez.

La trama, nel suo nucleo centrale, è quella che gli spettatori di tutto il mondo conoscono già: Cenerentola vive come domestica, subendo i soprusi della matrigna (Idina Menzel) e delle sorellastre (Maddie Baillio e Charlotte Spencer). Intanto, nel regno, si propaga la notizia che il giovane principe (Nicholas Galitzine) darà un ballo al castello per scegliere la donna da portare all'altare. Tuttavia nell'opera di Kay Cannon ci sono delle piccole ma significative differenze rispetto alla storia che la Walt Disney ha cooperato a rendere famosa in tutto il mondo. In questa versione musicale, infatti, Cenerentola sogna di diventare una stilista e si reca al ballo non per il piacere di partecipare o perché incuriosita dall'idea di vedere il principe: il suo scopo, al contrario, è quello di provare a piazzare gli abiti che ha confezionato nello scantinato in cui vive. Questa nuova Cenerentola, quindi, punta a essere una "principessa" del nuovo millennio e quindi si basa su una donna che non è interessata a trovare un uomo, ma a realizzarsi in ambito lavorativo, creandosi una carriera con le proprie mani, a dispetto della sua classe sociale che la vorrebbe in fondo alla lista. Una modernizzazione della figura di Cenerentola che sarebbe potuta anche essere interessante e innovativa se non fosse stata avvolta da cliché e stereotipi che rischiano di ottenere il risultato opposto.

L'idea che lo spettatore riceve non è tanto quella di una ragazza che combatte per costruire il proprio futuro, nonostante si muova in un mondo di uomini; la sensazione è invece quella di uno mero esercizio di stile che ripete banalità e luoghi comuni senza preoccuparsi di approfondirli. Il film vuole riflettere sul ruolo della donna, sulla posizione che le donne dovrebbero occupare in società. Ma per tutta la durata della pellicola non si vedono altro che personaggi femminili - dalla regina di Minnie Driver alla principessa interpretata da Tallulah Greive - che aspettano che sia un uomo a dir loro che hanno il permesso di far sentire la propria voce. Si tratta di una costruzione disattenta e a tratti incoerente, che dimostra che alcune scelte non sono state fatte per necessità narrative, ma solo per presentare una sorta di biglietto da visita della bontà a ogni costo.

Un discorso analago è quello che riguarda la scelta di far interpretare il ruolo della Fata Madrina a Billy Porter, cantante e attore afroamericano. Le doti canore dell'attore sono indiscutibili, così come la sua presenza scenica che è in grado di riempire lo schermo e mettere in ombra anche gli altri: ma il ruolo che gli è stato così forzatamente cucito addosso sembra più un contentino, un queer baiting piuttosto maldestro, messo in bella mostra a mo' di pacca sulla spalla per dimostrare l'avanguardia di un'opera che invece appare solo superficiale. Questo non significa che Cinderella sia un brutto film: fa il suo lavoro, intrattiene e a tratti strappa più di un sorriso. Inoltre è senza dubbio azzeccata la scelta di fare affidamento sulla cultura musicale pop, che abbraccia un numero molto ampio di spettatori e che appare interessante proprio perché incuriosisce vedere come la sceneggiatura abbia saputo giocare con i brani delle canzoni. Ma tutta la storia rimane troppo ammantata di un facile buonismo, che si vede anche nel rapporto di Cenerentola con la matrigna, che sembra la versione edulcorata di quello che viene mostrato dalla Walt Disney. Viene meno il conflitto, l'ostacolo, quelle difficoltà necessarie a una storia per avere una sua tridimensionalità e rimanere ancorato nella mente del pubblico. Impeccabili, comunque, le prove offerte dal cast: un plauso soprattutto a Pierce Brosnan nei panni del re. Un attore che non si prende sul serio, che si diverte sul set e che, così facendo, porta il buon umore anche a chi guarda.

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