Edilio Rusconi, giornalista ed editore scomodo che faceva sognare la «Gente»

Luigi Mascheroni

«Altro che notizie, la gente vuole sognare» è una battuta, che fece titolo, di Edilio Rusconi. Il fatto è che non si tratta di una battuta. Perché lì dentro c'è tutto Rusconi: giornalista col fiuto per le emozioni e pragmatico direttore/editore di riviste che fecero sognare gli italiani. E piangere le sartine, come diceva lui. Poi il sogno di Rusconi s'ingrandì, così come il suo impero. E da editore di riviste divenne editore di libri, e poi televisivo, e poi di quotidiani... E poi... E poi accade che Edilio Rusconi - un personaggio che guidò una delle imprese editoriali più importanti e floride del nostro 900 - finì nell'ombra. Troppo popolare, troppo cattolico, troppo anticomunista (vedeva i sindacalisti come «i più rozzi rappresentanti della più selvaggia inciviltà», considerava il Pci «il vero partito neo-nazista» e non sopportava neppure la sinistra democristiana...) per restare famoso oltre il successo... Per non parlare della Rusconi libri, fondata nel 1969, con direttore Alfredo Cattabiani e dopo Raffaele Crovi. Tutti oggi ricordano che pubblicò per prima Il signore degli anelli, nel 1970, con introduzione di Elémire Zolla, e poi Eliade, Guénon, i saggi di Abbagnano e Del Noce, Ceronetti e Cristina Campo... Ma pochi ricordano il cordone sanitario che la sinistra italiana creò attorno alla casa editrice. Curioso. I libri che adesso ripubblicano gli editori che piacciono, quando li pubblicava Rusconi non piacevano a nessuno.

L'unico ricordo, nel centenario della nascita (e nel ventennale della morte, visto che Rusconi era del 1916 e morì nel '96), arriva dalla «sua» Università Cattolica, a Milano, che oggi ospita un convegno attorno al volume, ricco di materiali inediti, Come un Don Chisciotte. Edilio Rusconi tra letteratura, editoria e rotocalchi (Educatt). Proprio qui, alla Cattolica, Rusconi si laureò con una tesi - per dire la raffinatezza - su Alfredo Panzini... Perché Rusconi iniziò come scrittore e critico letterario: esordì - per dire la serietà - su Frontespizio di Piero Bargellini... Poteva diventare un romanziere per pochi, divenne l'editore di tutti. A fare la differenza fu la guerra. Partì con nello zaino la letteratura, tornò con in testa il giornalismo.

Milano, 1945. Angelo Rizzoli ha bisogno di un direttore non compromesso col regime per dirigere un nuovo settimanale, Montanelli gli fa il nome di Rusconi (piccolo, biondo, 29 anni, idee e talento), i due s'incontrano, e Rizzoli assume Rusconi come direttore di Oggi. Ma mentre il cumenda crede di fregare el biundin proponendogli uno stipendio basso con l'accordo di pagargli mezza lira per ogni copia venduta in più del concorrente Europeo, el biundin frega il cumenda due volte. La prima quando porta Oggi a un milione di copie in meno di dieci anni, diventando il più ricco direttore di giornali della storia d'Europa. Il secondo quando lascia Rizzoli e diventa editore, fondando il primo dei suoi vendutissimi rotocalchi: Gente. Usando sempre la stessa formula vincente.

Quale? Rusconi sa che il giornalismo, come la letteratura, è lo sfruttamento dei sentimenti. Studia Time e Life. Usa le grandi foto. Capisce cosa raccontare e come raccontarlo: toccando tutte le corde del cuore di chi legge. E poi l'intuizione: che gli italiani, appena nata la Repubblica, erano già nostalgici di corone e principesse. Nel giugno 46, dopo il referendum, Oggi esce con un reportage sulla famiglia reale in esilio a Cascais: Maria José col vestito a fiori, Umberto con l'aria da impiegato che ha perso il posto... Fa 120mila copie. È la svolta. Poi arriveranno i servizi sulle famiglie reali d'Europa, il memoriale di Edda Ciano, i divi del cinema, i personaggi tv. Certo, sono gli anni d'oro della carta stampata. Ma Rusconi ci mette il suo. È il primo a commissionare sondaggi d'opinione e a intervistare gli edicolanti. Vede tutto e legge tutto. I bigliettini che fa trovare sulle scrivanie dei giornalisti «verificare questo», «cambiare il titolo», «l'articolo non è abbastanza commovente, riscriverlo» sono entrati nella leggenda. E le sue minuziose, chilometriche, perfette didascalie sono entrate nella storia del giornalismo. La sua Rusconi, invece, entra in quella dell'editoria con Gente che sfonda e poi con Rakam, Gioia, Eva, Gente motori, Gente viaggi, Tuttomoto. Arriverà a venti testate, nessuna in perdita. Aveva fiuto per le notizie, e per gli affari. Nell'82 crea il network Italia 1, che subito vende (per 32 miliardi) a Berlusconi. Dirà: «Con scelte da fare sull'ordine dei 10 miliardi al colpo, non era più rischiare, ma giocare alla roulette». Rusconi uno che non sedette mai a una roulette, non beveva, non fumava, usciva di rado morì nel 96, prima che il figlio Alberto vendesse tutto ad Hachette. Non erano più i tempi, da tempo, di re e regine.

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