Extraliscio aprono le danze per cuori forti e innamorati

Dopo Sanremo, il gruppo pubblica un doppio album tra melodia e sperimentazione, tra gioia e rimpianto

Extraliscio aprono le danze per cuori forti e innamorati

Ci sono canzoni che fanno venir voglia di inforcare la bicicletta, andare in riva al fiume, fermarsi a un baracchino, ordinare vino rosso frizzante, ballare, innamorarsi e tornare a casa a zig zag per cullare il cuore fradicio. È bello perdersi lungo gli argini, nelle piazze medievali, la Chiesa da una parte, il Comune dall'altra, nei vicoli stretti e bui. È bello perdersi nei sogni, tra le braccia di una donna, in un mondo dove ogni emozione corrisponde a un suono e ci sono sempre nuovi suoni da scoprire. Questa, in estrema sintesi, sarebbe la vera recensione di È bello perdersi, il nuovo disco (doppio) degli Extraliscio, il gruppo rivelazione che non aveva atteso Sanremo per rivelarsi ma a Sanremo ha trovato un pubblico ancora più ampio.

Facciamo le persone serie, per un attimo, prima di chiudere gli occhi e riprendere a immaginare nottate storte e avventurose: gli Extraliscio sono Mirco Mariani, Moreno Conficconi e Mauro Ferrara. Sax di complemento, e complemento qui è complimento, Fiorenzo Tassinari. Elisabetta Sgarbi produce e scrive i testi (con Mirco e Pacifico).

Tolto Mariani, gli Extraliscio sono leggende appunto del liscio. A Mirco spetta il compito di mettere l'Extra nel motore e trascinare nel futuro la tradizione, in un luogo dove le melodie che ci sono così familiari incontrano la distorsione e l'improvvisazione. Il risultato sono brani killer, soprattutto dal vivo, come si è visto, prima di Sanremo, nel film documentario di Elisabetta Sgarbi, Extraliscio. Si ballerà finché entra la luce dell'alba, premiato alla Mostra del cinema di Venezia. L'esuberanza strumentale, nei due dischi, è tenuta a freno a vantaggio della linea melodica dei brani, tra i quali è incluso Bianca Luce Nera, presentato sul palco dell'Ariston con Daniele Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti. A sorpresa, oltre a ballare, il primo disco, È bello perdersi, è colmo di nostalgia, malinconia e rimpianto, voce unica è Mariani, e gli Extraliscio si confermano roba per cuori infiammati e ancora infiammabili. Segue dimostrazione, eccola. La ballerina sinuosa: «Sul tuo seno / La mia mano si consola / E poi si perderà / Tra le tue labbra / La mia bocca ora si innamora / E poi si brucerà / E poi ti lascerà». Odiarsi: «Amarsi non è stato un gioco / Per odiarsi è bastato poco». È bello perdersi: «Perché è bello perdersi / a due passi dal centro / Perché è bello perdersi / e restare con te». Il secondo disco, Si ballerà finché entra la luce dell'alba, è più danzerino e si conclude con Rosamunda, il medley scatenato portato a Sanremo nella serata delle cover.

Non c'è niente di più noioso del rivendicare le radici e ridurre tutto quanto alla sterile contemplazione di un passato che può essere grande ma non ci appartiene più se non come ricordo, memoria. Ecco, Extraliscio, con rispetto della tradizione e altrettanta mancanza di rispetto della tradizione, parte per lo spazio, si vede anche nella copertina del disco, la band di fronte agli spigoli «cubisti» della camera aneoica del Dipartimento di ingegneria dell'università di Ferrara, un luogo dove non esiste eco, dove è possibile sperimentare il suono dalla sorgente ai suoi riflessi dopo che le onde si sono infrante sugli oggetti. Se le radici sono buone, la pianta cresce anche in orbita e questo accade nella musica degli Extraliscio. D'altronde, come spiega Mariani, «nel liscio delle origini c'era ricerca: nella composizione, nel suono, nell'arrangiamento. La musica da balera è un patrimonio immane, che va oltre il liscio. Le orchestre storiche sapevano trasformare in modo scanzonato il valzer, la mazurka, la polka. Ma anche il foxtrot, il chachacha, la rumba, il mambo».

La bravura è togliere le etichette e superare i generi. Lo fanno gli Extraliscio. Lo hanno fatto giganti come Arto Lindsay, con la musica brasiliana, e John Zorn, con quella ebraica, due nomi non scelti a caso, visto che Mariani ha suonato sia con il primo sia con il chitarrista del secondo, Marc Ribot. A proposito, Ribot, che a sua volta aveva fatto in prima persona qualcosa di paragonabile agli Extraliscio con la musica cubana, è anche chitarrista del leggendario Tom Waits. E se Tom Waits fosse nato a Forlì, e non in California, forse avrebbe suonato (extra)liscio al posto del blues.

Adesso accendiamo lo stereo e torniamo a perderci, che è sempre bello.

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