Cultura e Spettacoli

Il governo vuol spremere Netflix e Google per finanziare cinema e tv

Le discutibili mosse allo studio dei ministeri dello Sviluppo economico e della Cultura per rilanciare un settore in profonda crisi

House of cards, serie tv prodotta da Netflix
House of cards, serie tv prodotta da Netflix

Il cinema italiano ha bisogno di soldi per andare avanti e bussa a Palazzo Chigi. La produzione di film e fiction ha bisogno di nuova linfa. E il governo che fa? Pensa di trovare i soldi spremendo colossi come Google, Netflix e Amazon. Multinazionali che stanno bene e sono in continua crescita e che, dunque, secondo l'idea del governo, possono essere spremute ancora un po'. L'idea, come scrive Repubblica, si basa sulla cosiddetta "tassa di scopo", che compare nero su bianco nel documento sul "Rafforzamento del settore audiovisivo", che il governo ha di recente presentato a tv e associazioni di produttori. Ovviamente si tratta ancora di individuare le modalità di applicazione della suddetta tassa.

Il problema delle nostre produzioni cinematografiche e tv è soprattutto di fatturato, con i nostri film e le serie tv che, soprattutto per motivi linguistici, penetrano di meno all'estero, salvo rare eccezioni (vedi Montalbano). Un'idea su cui riflettere potrebbe essere questa: ideare prodotti che abbiano un maggiore appeal al di fuori dei nostri confini. In modo tale da aumentare i ricavi. Tenendo conto anche del fatto che i finanziamenti a pioggia hanno dimostrato, nel tempo, che servono poco o nulla, se non si punta in modo forte sulla qualità. Quanto denaro pubblico è stato letteralmente buttato al macero andando a finanziare film o spettacoli immondi? Dunque, come si può facilmente intuire, non è solo un problema di risorse (che ovviamente servono), ma soprattutto un problema di testa (come la si usa).

Ma vediamo le altre misure allo studio del governo. Per ricevere aiuti pubblici i produttori dovranno prima di tutto iscrivere il proprio film scegliendo tra tre categorie diverse, a seconda del "rischio": alto, medio o basso. Il rischio, ovviamente, fa riferimento al recupero degli investimenti. Per capirsi, più una pellicola è culturale e di nicchia, più forte è il rischio. Per ricevere i fondi le sale cinematografiche (anch'esse in fortissima crisi) dovranno mettere in programazione almeno il 50% di film di qualità, italiani ed europei. Previsti aiuti anche ai distributori indipendenti, sempre più schiacciati dalle grandi major internazionali. Previsti sacrifici anche per le televisioni, che dovranno investire di più (dimenticando le deroghe) nella produzione e programmazione di opere indipendenti.

L'idea di base è quella di far girare più soldi, aumentando gli investimenti in cinema e fiction. Riusciranno, tutte queste idee ancora in fase di studio, a risollevare un settore che, a ben vedere, ha bisogno certamente di soldi ma soprattutto di coraggio e innovazione? Staremo a vedere. L'idea da cui si parte, quella di spremere chi fa innovazione (e produce cultura e profitti), non sembra la migliore in assoluto.

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