The Haunting of Bly Manor, niente paura è una storia d’amore

Dopo il successo di Hill House, The Haunting torna su Netflix con una nuova stagione dal titolo "Bly Manor”. L’autore Mike Flanagan però questa volta non coglie nel segno

The Haunting ha esordito nel 2018 con un ottimo primo ciclo di episodi tratto dal libro “L’incubo di Hill House” della scrittrice Shirley Jackson, racconto a cui sta stretta la definizione horror. La serie tv creata da Mike Flanagan è tornata su Netflix da alcuni giorni con una nuova storia questa volta basata sul libro “Il giro di vite” di Henry James.

Chi è Mike Flanagan, il regista che piace a Stephen King più di Kubrick

Mike Flanagan è la mente dietro a The Haunting ed è tra gli autori del genere horror più apprezzati degli ultimi anni. Dopo aver diretto Oculus - Il riflesso del male e Somnia, inizia il suo fortunato sodalizio con Netflix nel 2016 con il film Il terrore nel silenzio e continua l'anno seguente con Il gioco di Gerald, quest’ultimo tratto dall’omonimo libro Stephen King. Arriviamo così a The Haunting, serie tv antologica (targata ancora Netflix) la cui prima stagione, incentrata su Hill House, ha consacrato definitivamente Flanagan presso il pubblico, come una sorta di certificato di garanzia di qualità.

A confermare questa sensazione sono giunte anche le parole della massima autorità in materia: Stephen King, che definì la serie tv “vicina al lavoro di un genio”. Non stupisce quindi che sia stato chiamato proprio Flanagan alla regia di Doctor Sleep, sequel di Shining, con una trasposizione cinematografica che ha soddisfatto molto Stephen King, a differenza del primo capitolo firmato da Stanley Kubrick, cineasta che nonostante la sua fama e l’interpretazione di Jack Nicholson lasciò invece decisamente contrariato lo scrittore.

The Haunting of Bly Manor, come si presenta la nuova stagione

Tornando al lavoro seriale di Flanagan, questo tocca le stesse corde di molti dei lavori proprio di King, autore che spesso viene identificato solo con l’horror quando invece porta con sé anche il drammatico nella sua declinazione sentimentale. Hill House infatti ha saputo guardare tanto all’horror quanto al dramma grazie a tre punti focali: la famiglia, una location affascinante e ovviamente le presenze sovrannaturali. Purtroppo, l’equilibrio perfetto di questi elementi non lo ritroviamo nella recente The Haunting of Bly Manor, uscita venerdì scorso in vista di Halloween.

La trama di questa nuova avventura paranormale - che ripropone lo stesso pregevole cast della precedente - si svolge a fine anni ‘80 in Inghilterra, precisamente in campagna presso la tenuta di Bly Manor. I protagonisti sono due giovani bambini di 7 e 9 anni, orfani di entrambi i genitori e ora seguiti, in qualche modo, da chi si occupa della magione di Bly, cioè una cameriera, un cuoco e una giardiniera, i quali sono chiamati inevitabilmente a del lavoro extra per il bene dei giovani. L’unico parente in vita, uno zio avvocato di successo che vive a Londra con molto distacco dai nipoti, cerca, con difficoltà, una persona che si occupi di loro. Nessuno vuole il lavoro a causa della misteriosa morte della precedente bambinaia, mistero a cui si aggiungono anche le storie che circolano sull’edificio e le terre circostanti. Ma una giovane ragazza americana si fa avanti ed ottiene il posto. Purtroppo è proprio la persona meno indicata perché anch’essa è “perseguitata” da una presenza che si mostra ogniqualvolta si trova davanti allo specchio.

Il proseguo è abbastanza prevedibile per quanto riguarda le scene di cui “aver paura”, anche se, nel concreto, non c’è molto di cui averne. La storia, la genesi che sta alle fondamenta del racconto è interessante, come lo sono i salti temporali ed i ricordi - altri elementi in comune con la precedente Hill House - anche se nel complesso il risultato non convince del tutto; questo se parliamo di opera in termini horror. The Haunting of Bly Manor è infatti un bellissimo racconto ma non è opportuno ricondurlo a questo genere, se non per minima parte, ovvero per quelle scene jump scare, le quali, inevitabilmente, con la velocità di ripresa unita alla colonna sonora, finiscono per suggestionare momentaneamente lo spettatore.

Poco horror e molti sentimenti

L’equilibrio della prima stagione tra famiglia, location e presenze, con i piedi in due generi, l’horror e il drammatico, non è stato ritrovato. I nuovi nove episodi infatti si sbilanciano verso il dramma con ben cinque storie d’amore che dominano la trama, specialmente nel finale con un climax che potrebbe addirittura emozionare. Siamo quindi lontani dal definire la nuova stagione come horror in senso puro, soprattutto se guardiamo ad altri titoli come The Conjuring - che ha inaugurato un franchise di successo con gli spin-off Annabelle e The Nun - avvicinandosi invece agli avanguardisti Get Out e Us di Jordan Peele, Hereditary e Midsommar di Ari Aster, The Witch e The Lighthouse di Robert Eggers, i quali, pure loro, non sono poi così terrificanti perché più impegnati su altri fronti.

Ad ogni modo si tratta comunque di film e di registi che hanno riportato l’horror ad una nuova vita e sicuramente anche Mike Flanagan ha dato il suo contributo. Tuttavia, con la seconda stagione di The Haunting si è fatto prendere troppo dai sentimenti. Ben chiaro, non che questo porti ad un giudizio negativo il suo ultimo lavoro ma più che un horror quello che vediamo in The Haunting of Bly Manor è il racconto di due giovani orfani e di cinque storie d’amore, tutti legati ad un luogo in un cui, tra l’altro, avvengono cose strane.

L’unica vera “paura” che si ha dopo aver visto The Haunting of Bly Manor è che la serie possa perdersi nel suo format antologico, diluendo la sua componente horror, proprio come è successo ad American Horror Story, diventata ormai un pallido ricordo di quanto fatto con le prime due grandi stagioni. Il nostro augurio, ovviamente, è che non sia così.

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