L'ambientalismo è di destra. Infatti "conserva" la natura

Giubilei racconta la centralità dell'ecologia per i vari filoni di pensiero lontani dal radicalismo socialista

L'ambientalismo è di destra. Infatti "conserva" la natura

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra, cantava Giorgio Gaber. Prendiamo l'ambiente: di sinistra è utilizzare l'ambientalismo per introdurre di soppiatto misure di origine socialista; di destra è conservare il Creato (o se preferite: natura). Il primo itinerario ideologico, dall'ambientalismo al socialismo, domina i media. Se dobbiamo dargli un volto è quello di Greta Thunberg. I contenuti, all'incirca, sono i seguenti: il riscaldamento globale si può battere solo con l'intervento della politica. Ci vuole un grande Stato, meglio ancora, una grande organizzazione internazionale, per azzerare le emissioni, incentivare l'economia verde, imbastire teorie sullo sviluppo sostenibile e infine creare una società più giusta fondata sull'uguaglianza. La politica stappa lo spumante. Toccherà a chi governa chiedere sacrifici, chiamati «tasse etiche» con un penoso eufemismo, e redistribuire la ricchezza agitando lo spauracchio dell'apocalisse imminente. Anche le aziende brindano: ci riforniranno di nuove automobili, ad esempio, usufruendo di incentivi per convertire la produzione e i consumi in senso green. La sinistra internazionalista, come sempre, va a braccetto con l'industria globalizzata (e sovvenzionata).

Il secondo itinerario ideologico, dall'ambientalismo al conservatorismo, è molto meno presente nel dibattito pubblico. Per questo è importante il saggio di Francesco Giubilei Conservare la natura. Perché l'ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori (Giubilei Regnani, pagg. 318, euro 22). Il saggio è il punto di partenza ideale per conoscere gli approcci del variegato mondo della destra in tema di ambientalismo. Giubilei non si sofferma solo sui pensatori più recenti ma dimostra, in modo efficace, quanto sia radicato il rispetto della natura nella cultura conservatrice. Dal Rinascimento si arriva a Roger Scruton e oltre.

Quando si dice «destra» si intende un insieme di posizioni che mettono al centro l'individuo o la comunità, non le masse o lo Stato. Niente di strano quindi che, entro i paletti appena fissati, ci siano approcci diversi, addirittura in contrasto tra loro. Un paio di esempi, per chiarire. L'ambientalismo conservatore, che riassumiamo nella figura di Scruton, poggia su questi principi: responsabilità verso le generazioni future; priorità del locale; iniziative decentralizzate invece di obiettivi radicali. Tanti saluti alle «soluzioni globali per problemi globali». Questo slogan, per Scruton, è l'anticamera dell'inferno. È compito degli Stati nazionali mettere ordine tra le varie iniziative, senza centralizzare e ponendo come obiettivo la tutela dell'identità che passa anche attraverso la natura.

L'ambientalismo liberale, che riassumiamo nella figura di Murray Rothbard, ma ha esponenti «agguerriti» proprio in Italia (Carlo Lottieri, Guglielmo Piombini, Novello Papafava), ribalta tutti i luoghi comuni ai quali siamo abituati: ridiscute il concetto di risorsa naturale, che è limitata solo dalle nostre capacità di reperirla e sfruttarla, sostiene lo sviluppo come strumento per migliorare la tecnologia a vantaggio anche dell'ambiente, pone la proprietà privata come vero argine all'abuso, capovolge l'assunto secondo il quale i privati avrebbero una visione di breve periodo: è vero il contrario, la politica ragiona in termini di consenso immediato, al quale sacrifica tutto, mentre il proprietario ha tutto l'interesse a non lasciar deperire le risorse per mantenerne intatto il valore.

Non mancano, nel libro, capitoli esaurienti su altri aspetti e correnti di pensiero. Ad esempio, Giubilei si sofferma a lungo sulla rivoluzione conservatrice, dai precursori come Ernst Haeckel fino a Friedrich Georg Jünger ed Ernst Jünger. Questo filone (aureo) concilia difesa della natura, tutela delle comunità e delle loro tradizioni, attacco alla civiltà delle macchine. Ci sono poi capitoli sulle associazioni di destra per l'ambiente, sull'eco-nazionalismo radicale e soprattutto sulla Chiesa cattolica (che esula per molti versi dal rapporto destra / sinistra ma non poteva mancare). Decisivo è il contributo, anche concreto, a un corretto rapporto col Creato offerto dai francescani e dai benedettini. Ma andiamo al punto: le posizioni di Papa Francesco hanno suscitato stupore. Giovanni Paolo II parlava di «ecologia umana», fondata sul presupposto che l'uomo governa la natura ma non ha il diritto di tiranneggiarla; Benedetto XVI sottolineava il legame indissolubile tra i doveri che abbiamo verso la natura e quelli che abbiamo con le generazioni future; la «ecologia integrale» di Francesco è stata ferocemente criticata da alcuni cardinali, che la interpretano, a torto o a ragione, qui non importa stabilirlo, come un passo verso la secolarizzazione e una concessione al neopaganesimo.

Francesco Giubilei fa emergere tutta la ricchezza, e la varietà, del pensiero di destra: con questo bagaglio di idee, non c'è alcun bisogno di andare a rimorchio della sinistra, anche solo per criticarla. Centrale, per la destra, dovrebbe essere il pensiero... di destra.

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