Cultura e Spettacoli

Come lasciare un amante complottista rimanendo schiava dei social network

In un mondo fondato sulle bugie, c'è chi inscena la propria morte su Twitter

Come lasciare un amante complottista rimanendo schiava dei social network

Chi frequenta i social, in particolare Twitter, sa quanti account con nomi falsi, o nickname, ci sono. Spesso anche molti seguiti, spesso diffusori di notizie false, cioè le fake news. Periodo propizio per le fake news: prima con i vaccini, poi con la guerra in Ucraina, poi con la campagna elettorale, tanto nessuno va a controllare quello che posta Tizio o Caio: in generale se è d'accordo con le nostre idee va bene, se non siamo d'accordo è una fake news.

A proposito esce in Italia Fake Accounts, primo romanzo di Lauren Oyler, edito da Bompiani, selezionato come miglior libro dell'anno dal Washington Post e da Esquire, quindi ho pensato di leggerlo (con qualche sospetto, quando premiano un libro non mi fido mai). Il tema è interessante, si occupa della realtà che viviamo tutti, quella sui social. Per farvela breve la protagonista guarda di nascosto il cellulare del suo compagno, che si chiama Felix, e scopre che ha un profilo Instagram anonimo molto seguito che diffonde notizie complottiste. Sono vere molte affermazioni, per esempio la costante diffusione dell'ansia da parte dei social: «L'opinione generale era che il mondo stava per finire, o che avrebbe cominciato a finire presto, se non per l'esponenziale catastrofe ambientale per una qualche combinazione di guerra nucleare, sistema bipartitico americano, patriarcato, supremazia bianca, gentrificazione, furti di dati e social media». Pensando che in fondo «c'è una paradossale consolazione nel dramma». Che però a pensarci è sempre stato così, anche prima di internet difficilmente giornali e telegiornali davano buone notizie, avrebbero avuto pochi lettori e spettatori. Oggi le buone notizie di successo le dà solo Chiara Ferragni su Intagram, su se stessa, pubblicando anche le proprie ecografie, e tutti a dirle brava.

Ma non c'era il complottismo, quando non c'era internet, qui ogni giorno «gli ebrei sono colpevoli di qualcosa, il governo è colpevole di qualcosa», verissimo. Fatto sta che la storia tra la protagonista e il suo compagno non va avanti, perché come può stare con un complottista che non si dichiara neppure tale? Ogni giorno però su Twitter c'è il pericolo fascismo, «che diventò, incredibilmente, una parola alla moda» (e quando mai non lo è stata? Almeno da noi, forse negli Usa meno).

Ma veniamo al romanzo. A parte quello che vi ho detto, la narrazione va avanti senza che succeda niente, e non è un romanzo di Bernhard dove può anche non succedere niente. Stavo sbadigliando ma poi arrivo a una pagina di separazione con su scritto «PARTE CENTRALE (Succede qualcosa)», e ho pensato: mi prende in giro? È un troll? In realtà nella parte centrale non succede niente lo stesso, ma poi c'è un'altra «PARTE CENTRALE (Non succede niente)». Alla fine succede qualcosa, un'alluvione a Berlino (dove si trasferisce la protagonista, senza che succeda niente), con annessi sensazionalismi dei social (i soliti scemi che si fanno selfie durante le catastrofi), e soprattutto Felix, il fidanzato complottista, che inscena la sua morte su Twitter. Ho pensato due cose: sono anche io uno scrittore impegnato, perché sono utile a voi, perché i libri li leggo io e vi dico se vale la pena o no leggerli (mi pagano però, mica mi impegno gratis). Inoltre mi è venuta voglia di twittare «Massimiliano Parente è morto», per stare a vedere tutte le persone su Twitter che esultano. Comunque sia, dimenticavo, sempre meglio di un libro della Murgia.

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